Recensione su Parla con lei

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Amour fou / 21 Marzo 2019 in Parla con lei

Superata la soglia dei 50 anni, nel pieno della sua maturità artistica, Almodòvar partorisce forse la sua opera migliore.
Senza rinunciare ad alcuni temi ricorrenti del suo cinema (ambiguità sessuale, incomunicabilità dei sentimenti, anticlericalismo), il regista “al femminile” placa il suo genio provocatorio, stavolta meno esasperato, e da vita ad un melodramma asciutto e delicato, ricco di rimandi e metafore, diretto con un’eleganza senza precedenti.
E’ ormai noto come il cineasta spagnolo ami giocare con i propri personaggi, e perché no sfatare all’occorrenza qualche tabù sessuale (torero donna / infermiere maschio effeminato); e da bravo marionettista qual’è, pone al centro della vicenda due uomini/burattini, amanti non corrisposti, le cui azioni e le cui sorti risultano indissolubilmente legate a quelle delle rispettive donne amate, alle quali, a dispetto dell’immobilità del loro stato vegetativo, fa muoverei i fili dell’intera vicenda.
Vittime quindi di una profonda solitudine che ne cementerà la solidarietà e poi l’amicizia, Marco e Benigno (soprattutto Benigno), sono condannati a vivere quell’amore folle, prerogativa non più solo femminile, che a pensarci bene rappresenta il principale filo conduttore che pervade la quasi totalità della filmografia del regista, quell’amore a tratti perverso, capace di spingersi oltre ogni limite e di abbattere tutte le barriere, talvolta anche quella invalicabile che separa la vita dalla morte.

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