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Recensione su Habemus Papam

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“Soffro di deficit da accudimento, ma non ho capito cos’è” / 30 aprile 2011 in Habemus Papam

Mi astengo da qualunque intervento esegetico sul film poiché prima di tutto non ne sarei all’altezza e poi sarei parziale avendo già rivelato in altre occasione la mia ammirazione per Nanni Moretti.
Mi limiterò invece a proporre lo stralcio di un articolo di Luca Telese (da “Il fatto quotidiano” del 16/04/11) che mi trova completamente d’accordo :

“Si sono scritti fiumi di inchiostro per cercare di esorcizzare l’ingresso in Vaticano di Nanni. E ho avvertito con stupore il disagio di molti colleghi che all’anteprima hanno sofferto per gli irresistibili spunti comici (“Troppe scenette allegre”, ha decretato ad esempio Paolo Mereghetti) tra il Nanni psicologo e i cardinali imprigionati nel conclave.
QUALCUNO ha letto in questa partitura un eccesso di disinvoltura, altri un eccesso caricaturale. Secondo Giorgio Carbone, su Libero “Moretti è finito”. Per Claudio Siniscalchi, su Il Giornale, “ci sono tante battute e nessuna sostanza”. Vittorio Messori ha aperto il suo articolo – nientemeno – con la presa d’atto (vagamente sconsolata) che “non c’è stata nessuna conversione di Moretti”. E meno male, aggiungo: come se, per poter parlare del Papa, Nanni dovesse pagare una sorta di imposta mistica, o ripercorrere il cammino di tanti intellettuali laicisti folgorati in punto di morte.
Invece la chiave del film è tutta in questo meraviglioso contrappunto tra sacro e il profano, tra il dramma dei tempi cupi che trasforma padre Melville in un novello Celestino V, in un obiettore che non vuole ascendere al soglio perché il compito è immane e il desiderio di Nanni di divertirsi contaminando gli ingredienti del verosimile e del surreale, con gli strumenti alati di una fantasia che non si autocensura di fronte alla sacralità porporata.
Papa Melville ci assomiglia. Ma ci assomigliano anche i cardinali creduli che si fermano incantati ad ammirare le ombre sulle tende degli appartamenti del pontefice. Quella finzione inscenata per coprire la fuga del novello pontefice è un inganno, ovviamente, come è un inganno questa Italia di veline propagandistiche e questa Europa di manipolazioni belliche. È invece una iniezione di libertà l’avventura meta-teatrale cechoviana di padre Melville. È un viaggio catartico per tutti, la sua terapia. Habemus Nanni, dunque. Il Nanni più autoironico, ispirato, tenero, anticonformista di questi anni. Nanni che ci ha fatto un regalo, perché Papa Melville siamo noi. Difficile immaginare un’operazione meno sacrilega: impiantare la tormentata anima della sinistra su una bianca tonaca pontificale. “

Per concludere vorrei invece sottolineare , semmai ce ne fosse bisogno , l’immensa prova di bravura di Michel Piccoli senza il quale avrei difficoltà ad immaginare il film stesso .
La sequenza delle espressioni sul suo viso quando comincia a capire che sarebbe stato eletto Papa è da standing ovation .

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