Recensione su Habemus Papam

/ 20117.0412 voti

Nanni e il Vaticano / 25 Giugno 2012 in Habemus Papam

“Annuntio vobis gaudium magnum:Habemus Papam”

L’ateo Moretti,adagiatosi sulla sua candida nuvola di fumo(bianco o nero,non fa alcuna differenza),si getta in una divertente e dolorosa,a tratti satirica e buffa,storia di Papi,di Chiesa,di pontificati.Alla morte del pontefice, si riunisce a Roma il conclave. Nessuno dei papi riesce a vincere le prime volte,poichè non si raggiunge mai il necessario numero di voti. Dopo alcune votazioni, viene eletto a sorpresa il cardinale Melville.Si nota progressivamente un aumento di tono:Dall’iniziale silenzio con brevi intervalli musicali,mentre la bara del precedente pontefice(che non viene mai nominato) viene esibita,alle preghiere dei cardinali per non essere eletti,alle crisi progressive del nuovo pontefice.Il neo-eletto ha una violenta crisi di panico e fugge via. I cardinali decideranno di convocare uno specialista per il caso del Papa,il professor Brezzi.Ma anche questo specialista non riesce a guarire il Papa,ma bensì riesce solo a sottolineare le sue angoscie e paure.Giocato sullo sviluppo tutto psicologico e sul candore delle finestre bianche del Vaticano,Moretti gioca a suo vantaggio contro l’anti-clericalismo in stile Bunuel,e si porta a scioccare con una figura di Papa fuori dall’ordinario,che ci ricorda che il Sommo Cardinale è prima di tutto,un uomo come tanti,che per fede viene scelto nell’intento di guidare un’intera comunità religiosa.La figura stessa del professor Brezzi(“Lei è il migliore”,”Guardi me lo dicono sempre”),è un’auto-citazione in stile teatrale,tra maschere ormai nude e pareti scure e riflessive.Moretti viaggia col pensiero verso una dimensione che non esclude la fede dal viaggio,ma che la mette in secondo piano,per farla precedere da un più sano senso dell’autoritarismo ritrattesco,senza gigioneggiare nel suo ruolo più di tanto.L’interpretazione maiuscola di Piccoli,snobbata a Cannes 2011,dove il film è stato presentato e ha riscosso grandi applausi,ma nessun premio,è un’interpretazione clamorosamente umana,di una figura elevata a ultimo gradino prima del creatore.La crisi depressiva che lo afflige,non è solo frutto di una contorta analisi psico-cerebrale,che esplode non appena l’uomo scopre di essere chiamato a una missione a cui non è disposto,ma è anche oltre il Vaticano,oltre il pontificato,oltre la fede.La crisi è umana perchè il Papa è un uomo,prima di tutto.Moretti gioca teatralalmente con una simpatica fotografia shakespeariana di un “uomo al centro di ogni sospetto”,che si trova come il Re Machbeth,o Amleto,di fronte ad una scelta complessa e importantissima.Ma la messa in scena ricopre sempre e comunque un ruolo subordinato e subordinante all’interno di un film di Nanni Moretti,che torna a fare la parte dello psicanalista dopo il deludente “La stanza del figlio”,e torna nei territori della fede dopo il meraviglioso “La messa è finita”.”Habemus Papam”,ancora prima della sua uscita divise la critica di mezzo mondo:Basta pensare che il Farinotti defì il Papa “troppo grande per Moretti”.A mio avviso,Moretti sta sfidando proprio questa presunta grandezza e ritraendola a suo favore.Perchè non c’è commercialità nelle scene del film,ma ci sono tutti gli elementi che potrebbero far divertire i fan del regista:L’analisi retrospettiva e psicologica di un uomo potente;Un rapporto(quello di Brezzi/Moretti con l’ex moglie Buy),contorto e affascinante;La figura di un potere maggiore,il pontificato,in cui nulla è quello che sembra e tutto è il contrario di tutto.Ma sembra una grande favola “Habemus Papam”,con tutti gli elementi dello schema di Propp:Un luogo incantato(il Vaticano,se non è incatato quello);Un eroe pieno di problemi,l’aiutante dell’eroe che,appunto lo aiuta;L’allontanamento dell’eroe;L’eroe che diventa antieroe;L’antagonista(la depressione) che si mostra imperterrito;La vittoria,se così si può chiamare,dell’eroe.Presenta perfino una morale,anche se trita e ritrita,questo grande film di Moretti:”Gli uomi grandi sono i più soli”.Bukowski docet,insomma.Il male di vivere che deprime l’eroe(quello che gli antichi chiamavano normalmente Melancholia),si trasmette ai suoi aiutanti e sembra avere la meglio,in un primo momento.”Habemus Papam”,segna il ritorno di Moretti alla commedia intelligente,seppur dolorosa(parole sue),e nonostante una chiave di lettura bassa e una retrospettiva troppo arcuata,riesce nell’intento di reiventarsi e rievocarsi.E anche i 104 minuti di film,non si fanno sentire,grazie anche ad un finale da antologia.E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext