22 Recensioni su

Habemus Papam

/ 20117.0411 voti

Fuga dal Vaticano / 31 Luglio 2018 in Habemus Papam

Recuperato con sommo diletto questo film molto dibattuto di Moretti. Capolavoro scenografico, direi innanzitutto; sembra di stare in Vaticano e invece è un set interamente ricostruito. Stupenda l’interpretazione di Michel Piccoli nel suo Papa Melville impacciato, terrorizzato, a tratti psichicamente instabile; molto ficcante lo scontro tra religione e psicanalisi nella figura di Moretti – una sorta di Apicella un po’ ammorbidito e incanutito – ma l’impressione non è mai quella di un rancoroso e vacuo atto d’accusa alle gerarchie ecclesiastiche, quanto di una analisi calma, divertita, a tratti perfino affettuosa, per quanto pungente. La deistituzionalizzazione del papato, la sua detronizzazione per il volto più umano e quindi più palesemente consapevole e partecipe del dramma della persona, è sostanzialmente una incredibile anticipazione di quanto accaduto in seguito con Bergoglio.

Leggi tutto

13 Dicembre 2013 in Habemus Papam

Ancora una volta Nanni Moretti si dimostra tagliente e soprattutto intelligente attraverso una articolata esplorazione allegorica del senso della cristianità che non manca di momenti esilaranti che si alternano a momenti più tipicamente introspettivi. Non il migliore di Nanni Moretti ma forse il più audace.

6 Ottobre 2013 in Habemus Papam

Non vorrei essere cinica, ma Moretti è un altro di quei registi che si è un po’ perso per strada con il trascorrere degli anni.
Ho letto lodi sperticate su questo film(qualcuno lo ha addirittura definito uno dei migliori film del decennio…), ma a me non è sembrato così, mi è parsa più una commedia comica che alla fine non fa nulla per evidenziare quello che era il suo pensiero principale, ossia il tormento e la paura che assalgono un uomo quando si trova davanti a situazioni che non è in grado di gestire e affrontare.
Poteva essere un ottimo film(il soggetto principale è molto interessante, la vicenda umana di un uomo che si ritrova a dover affrontare le sue paure, a dover affrontare una responsabilità più grande di lui, dalla quale viene inesorabilmente schiacciato), ma alla fine Moretti non spiega nulla, non ci fa capire dove volesse andare a parare(mi aspettavo un finale ben diverso).
Un voto in più lo conferisco solo per l’intensa interpretazione di Piccoli, perfetto nell’uomo fragile, sensibile, colto da mille dubbi e da mille paure, ma per il resto il film non mi ha detto assolutamente nulla.
Sto cominciando ad avere nostalgia del Moretti di “La messa è finita” e di “Palombella Rossa”…

Leggi tutto

Habemus Papam? Qui non abbiamo (quasi) nulla, men che meno il Papa / 29 Settembre 2013 in Habemus Papam

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A me Nanni Moretti non piace proprio. E’ brutto, ma brutto davvero. Ed è antipatico, ma antipatico davvero. E non sopporto nemmeno il timbro della sua voce, così stentato e fastidioso. E l’unico film che potevo dire di aver avuto il piacere di vedere della sua filmografia di regista/attore è La Stanza Del Figlio al quale ho dato un 6 alle buone intenzioni. Nonostante però queste premesse non ho avuto pregiudizi di sorta verso Habemus Papam di cui avevo sentito parlare molto e piuttosto bene e la cui trama destava in me parecchia curiosità. Alla fine della fiera sono però dovuta giungere alla conclusione che il cinema di Moretti non fa per me.
Le uniche (e dico le uniche) note positive del film sono l’idea di fondo (come per La Stanza Del Figlio), quei guizzi di leggera ironia che a volte la sceneggiatura ci regala (ad esempio ho parecchio apprezzato il sarcasmo sui giornalisti e i media in genere) e poi la fotografia piuttosto curata. Per il resto Habemus Papam è un film ambiguo e insensato.
Abbiamo un Papa che no, non ha perso la fede, semplicemente non vuole fare il Papa, ma (indovinate un po’?) in gioventù sognava di fare l’attore a teatro; una folla mondiale di fedeli (e non) che segue attonita lo svolgersi degli avvenimenti; le massime autorità della Chiesa che cercano di arrivare alla soluzione più veloce (e possibilmente più semplice) del problema; una rappresentazione del clero simpatica (anche se a volte un po’ presuntuosa), ma non so quanto veritiera; uno psicoanalista non credente (ma era proprio necessario dirlo?) chiamato ad aiutare il Papa con cui però parlerà una sola volta per poi essere comunque costretto a rimanere nel Conclave e per poi finire a dare consigli su tranquillanti e quant’altro e ad organizzare letture critiche della Bibbia, giochi di carte e un immancabile torneo di pallavolo tra i cardinali; la compagnia teatrale che mette in scena Cechov (?!); e poi l’interessantissimo personaggio di Margherita Buy (una delle poche attrici italiane che apprezzo qui brutalmente sprecata) col suo Deficit di Accudimento (come avremmo fatto senza?). E tutto questo per cosa? Perché alla fine il Papa riesca sì a trovare il coraggio di fare il suo discorso, ma solo per dire che no, non se la sente proprio di fare il Pontefice. Insomma, tanto rumore per nulla: era tutto nella prima mezz’ora di film. Il vagare del Papa tra la gente comune (anche questa una buona idea sviluppata male) che senso ha avuto? Nessuno: lui vuole solo scappare, scomparire, assistere buono buono alla rappresentazione di Cechov a teatro (tutto questo mi ha fatto tornare in mente un libro letto un po’ di tempo fa, Che Ne è Stato Di Te, Buzz Aldrin?, incentrato proprio sulla figura di un ragazzo che non vuole nulla dalla vita se non essere secondo, vivere nell’ombra, non trovarsi mai al centro dell’attenzione, andare avanti per la sua strada senza grandi scossoni).
Comunque, tornando a noi, ripeto che l’idea di fondo del film é buona: Habemus Papam mostra una figura importante, quasi mitica, come quella del Pontefice, con le paure e le debolezze (o si tratta di autocoscienza?) che, almeno una volta nella vita, paralizzano tutti noi facendoci credere (o facendoci capire?) di non essere all’altezza della situazione, ma poi calca troppo la mano, esagera, e consegna allo spettatore non un uomo depresso ma peggio ancora inetto (sulla scia di un certo Zeno) che ha scoppi d’ira insensati, che forse nella vita ha sbagliato tutto, che in poche parole non vuole prendersi alcuna responsabilità e che, diciamocelo, riesce anche a rendersi piuttosto antipatico. Forse persino più del personaggio di Moretti, anche quello un po’ nevrotico e, dato com’è andata sviluppandosi la storia, inserito nel film solo per permettere al regista di dire quelle due o tre cose di sinistra che deve dire in ogni sua opera (sennò non dorme in pace la notte).
Non so, avrei preferito un film meno caotico, magari con lo stesso finale inconcludente, ma più raccolto ed intimo, incentrato maggiormente sulle radici della crisi di quest’uomo, di questo Papa, e sul suo rapporto con lo psicologo che poteva diventare (perché no?) una di quelle amicizie che vanno oltre le differenze e che magari fanno migliorare entrambi (un po’ come ne Il Discorso Del Re), ma sto divagando… La domanda finale è: quand’è che Moretti, oltre ad avere buone idee, farà anche buoni film?

Leggi tutto

4 Aprile 2013 in Habemus Papam

Un bel film. Peccato che ci sia Moretti.

Giudizio combattuto…come il Papa…. / 1 Marzo 2013 in Habemus Papam

Un buon film, geniale e moooolto attuale! Michel Piccoli ha proprio il profilo e l’aria da Papa che riesce a incantare solo con lo sguardo! e la sua paura, il timore, e la rabbia di non riuscire si legge nei suoi occhi ogni singolo istante! Non amo molto il cinema di Moretti (lo trovo troppo carico delle sue opinioni e del suo modo di pensare…) ma questo film mi ha incuriosito, specie in questi giorni di sfacelo, cattolico e politico! Originale e ben recitato anche se con qualche piccolo “calo di stile”! 6.5!

Leggi tutto

13 Gennaio 2013 in Habemus Papam

Grottesco e surreale riesce a far convivere un interessante e intima psicologia con scelte divertenti e battute ironiche. Peccato per qualche caduta di stile o scena eccessiva.

21 Dicembre 2012 in Habemus Papam

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film di Moretti il film di Moretti, quello tanto sparlato e che non ho capito quanto abbia dato fastidio alla chiesa. Che deve morire, ma questo è un altro discorso. Al cinema davano pure delle locandine omaggio, anyway, ci sono questi cardinali di ogni dove riuniti in conclave nella Cappella Sistina per eleggere il nuovo Papa. Non si capisce bene perché, nessuno di loro vuole fare il Papa. Ecche, è brutto, it sucks to be a Pope? Boh, alla fine si mettono d’accordo su Melville (il nome è un omaggio?), che è l’ormai anziano Michel Piccoli (se non sapete chi è Michel Piccoli… eh oh, pazienza -.- con voi ci ho rinunciato U_U), il quale giusto prima di affacciarsi dal balcone per salutare e benedire le migliaia di fedeli festanti per la fumata bianca… gnafà. Semi-impazzisce, non sa, non vuole, non esce. Allora panico, i fedeli (e il mondo!) non sanno chi è il nuovo Papa, i cardinali non possono uscire, perché finché il nuovo Papa non è proclamato tutti devono stare segregati (pure i tre cardinali australiani, mitici, che già che c’erano volevano andare a vedere le tombe degli Etruschi). Viene chiamato uno psicologo, il più bravo, che è Moretti pirsonalmente di persona, in questo film Moretti = si ride. Perché prende e scherza i cardinali e le gerarchie e i regolamenti vaticani, pur restando tra i personaggi secondari, e viene rinchiuso anche lui perché ormai sa. Il Papa, com’è come non è, riesce a fuggire. Il mondo non sa, panico. Si è rifugiato in un teatro, dove una compagnia teatrale con qualche matto sta mettendo in scena Cechov, e lì capisce che lui il Papa non lo vuole fare. Nonostante un scenone in cui i cardinali e le guardie vaticane occupano il teatro durante la prima, uguale al finale dei Blues Brothers (I mean, il prefinale, quello prima dell’inseguimento in macchina – se non sapete di che sto parlando andate direttamente affanculo U_U sui BB non si transige – e ci andate senza passare dal via).
Nel frattempo Moretti organizza tornei di pallavolo a squadre divise per continente per far passare il tempo ai cardinali. Ma una cosa seria eh, e spiega a tutti il girone all’italiana, e gli australiani son solo tre e protestano e perdono.
Il film è bello e umano e divertente, tutto prodotto dai francesi perché evidentemente qua i soldi non glieli hanno voluti dare. Quello che a me, che penso che la chiesa come istituzione e con essa tutti i Papi e cardinali annessi e così via, andrebbero accesi (literally) ha solo dato un po’ (parecchio, ma solo pensandoci dopo) fastidio è stata questa riduzione dei cardinali a.. non so, a bambinoni nel corpo di vecchi, a buffi umpa-lumpa vestiti strani e sgargianti, a paciocconi simpatici, per cui si finisce per tenere. Daidaidai. Voglio dire, ok, io li rappresenterei direttamente come, boh, Gremlins maligni o giù di lì, non dico di fare quello, pur se io lo troverei appropriato; ma anche così no, mi da fastidio. Tengo per loro nel film, perché il meccanismo è quello, ma mi da fastidio lo stesso, sperare che il Papa accetti:/ ma oh, ma no, ma crepa, ma ciao, dai che ne facciamo un altro.
Chiudo dicendo che sono talmente addentro alle papalia (per dire “cose papali”) da aver scoperto solo ieri che questa è stata solo la beatificazione, e poi per farlo santo bisogna fare il replay di questa pagliacciata invereconda appena successa, e per la quale mi sono trattenuto dal mettermi a insultare svariata gente su fb. Resto dell’idea che il Papa buono sia sempre il Papa morto. Nulla di personale, eh.

Leggi tutto

26 Agosto 2012 in Habemus Papam

Dopo molte discussioni in merito ho sviluppato una mia teoria: Nanni Moretti è uno di quelli di cui a scuola i prof dicevano “E’ intelligente ma non si applica”. Lui cazzeggia, poi se esce fuori la genialata bene, sennò sticazzi.
Dovrebbe provare a girare solo le scene finali, che poi sono quelle che gli riescono meglio
(per esempio, questo film -che non è neanche brutto- avrebbe potuto concentrarlo tutto in una ventina di minuti)

Leggi tutto

26 Giugno 2012 in Habemus Papam

Sceneggiatura a tratti geniale, interpretato magistralmente da un ottimo Piccoli, che buca lo schermo e il cuore con la sua struggente ed intensa recitazione.

26 Giugno 2012 in Habemus Papam

Film ben realizzato dal punto di vista tecnico e della sceneggiatura (anche se il personaggio di Moretti risulta superfluo), ma completamente sballato sul piano politico. Rappresentare le più alte cariche vaticane come se fossero i sette nani di Walt Disney significa far loro un grandissimo favore, servendogli l’empatia del pubblico su un piatto d’argento. Imperdonabile, da parte di un autore che si definisce di sinistra, la decisione di rappresentare solo la vulnerabilità e il lato umano di questi personaggi, ignorando completamente e deliberatamente il fatto che essi sono, anche e soprattutto, simboli di potere (e che potere). La “sinistra” post-sessantottina italiana si è bevuta il cervello con l’aperitivo.

Leggi tutto

Nanni e il Vaticano / 25 Giugno 2012 in Habemus Papam

“Annuntio vobis gaudium magnum:Habemus Papam”

L’ateo Moretti,adagiatosi sulla sua candida nuvola di fumo(bianco o nero,non fa alcuna differenza),si getta in una divertente e dolorosa,a tratti satirica e buffa,storia di Papi,di Chiesa,di pontificati.Alla morte del pontefice, si riunisce a Roma il conclave. Nessuno dei papi riesce a vincere le prime volte,poichè non si raggiunge mai il necessario numero di voti. Dopo alcune votazioni, viene eletto a sorpresa il cardinale Melville.Si nota progressivamente un aumento di tono:Dall’iniziale silenzio con brevi intervalli musicali,mentre la bara del precedente pontefice(che non viene mai nominato) viene esibita,alle preghiere dei cardinali per non essere eletti,alle crisi progressive del nuovo pontefice.Il neo-eletto ha una violenta crisi di panico e fugge via. I cardinali decideranno di convocare uno specialista per il caso del Papa,il professor Brezzi.Ma anche questo specialista non riesce a guarire il Papa,ma bensì riesce solo a sottolineare le sue angoscie e paure.Giocato sullo sviluppo tutto psicologico e sul candore delle finestre bianche del Vaticano,Moretti gioca a suo vantaggio contro l’anti-clericalismo in stile Bunuel,e si porta a scioccare con una figura di Papa fuori dall’ordinario,che ci ricorda che il Sommo Cardinale è prima di tutto,un uomo come tanti,che per fede viene scelto nell’intento di guidare un’intera comunità religiosa.La figura stessa del professor Brezzi(“Lei è il migliore”,”Guardi me lo dicono sempre”),è un’auto-citazione in stile teatrale,tra maschere ormai nude e pareti scure e riflessive.Moretti viaggia col pensiero verso una dimensione che non esclude la fede dal viaggio,ma che la mette in secondo piano,per farla precedere da un più sano senso dell’autoritarismo ritrattesco,senza gigioneggiare nel suo ruolo più di tanto.L’interpretazione maiuscola di Piccoli,snobbata a Cannes 2011,dove il film è stato presentato e ha riscosso grandi applausi,ma nessun premio,è un’interpretazione clamorosamente umana,di una figura elevata a ultimo gradino prima del creatore.La crisi depressiva che lo afflige,non è solo frutto di una contorta analisi psico-cerebrale,che esplode non appena l’uomo scopre di essere chiamato a una missione a cui non è disposto,ma è anche oltre il Vaticano,oltre il pontificato,oltre la fede.La crisi è umana perchè il Papa è un uomo,prima di tutto.Moretti gioca teatralalmente con una simpatica fotografia shakespeariana di un “uomo al centro di ogni sospetto”,che si trova come il Re Machbeth,o Amleto,di fronte ad una scelta complessa e importantissima.Ma la messa in scena ricopre sempre e comunque un ruolo subordinato e subordinante all’interno di un film di Nanni Moretti,che torna a fare la parte dello psicanalista dopo il deludente “La stanza del figlio”,e torna nei territori della fede dopo il meraviglioso “La messa è finita”.”Habemus Papam”,ancora prima della sua uscita divise la critica di mezzo mondo:Basta pensare che il Farinotti defì il Papa “troppo grande per Moretti”.A mio avviso,Moretti sta sfidando proprio questa presunta grandezza e ritraendola a suo favore.Perchè non c’è commercialità nelle scene del film,ma ci sono tutti gli elementi che potrebbero far divertire i fan del regista:L’analisi retrospettiva e psicologica di un uomo potente;Un rapporto(quello di Brezzi/Moretti con l’ex moglie Buy),contorto e affascinante;La figura di un potere maggiore,il pontificato,in cui nulla è quello che sembra e tutto è il contrario di tutto.Ma sembra una grande favola “Habemus Papam”,con tutti gli elementi dello schema di Propp:Un luogo incantato(il Vaticano,se non è incatato quello);Un eroe pieno di problemi,l’aiutante dell’eroe che,appunto lo aiuta;L’allontanamento dell’eroe;L’eroe che diventa antieroe;L’antagonista(la depressione) che si mostra imperterrito;La vittoria,se così si può chiamare,dell’eroe.Presenta perfino una morale,anche se trita e ritrita,questo grande film di Moretti:”Gli uomi grandi sono i più soli”.Bukowski docet,insomma.Il male di vivere che deprime l’eroe(quello che gli antichi chiamavano normalmente Melancholia),si trasmette ai suoi aiutanti e sembra avere la meglio,in un primo momento.”Habemus Papam”,segna il ritorno di Moretti alla commedia intelligente,seppur dolorosa(parole sue),e nonostante una chiave di lettura bassa e una retrospettiva troppo arcuata,riesce nell’intento di reiventarsi e rievocarsi.E anche i 104 minuti di film,non si fanno sentire,grazie anche ad un finale da antologia.E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Leggi tutto

Si parte molto bene … ma poi si perde / 14 Ottobre 2011 in Habemus Papam

Da un patito di Moretti come sono mi aspettavo di più; l’idea del film è davvero originale peccato che dopo il film diventa molto lacunoso … dire più cose per non dire nulla, peccato

28 Settembre 2011 in Habemus Papam

C’ho pensato un paio di giorni prima di assegnare un voto a questo film – che tralatro è il primo di Moretti che guardo.
Ancora adesso sono un pò indeciso, quindi parto dagli aspetti che non mi sono piaciuti. Innanzitutto Moretti. Ha una parte ridicola, completamente inutile ai fini della trama e ininfluente sul protagonista che, invece, dovrebbe aiutare. Inoltre, la sua recitazione è pessima.
Detto questo, ho trovato decisamente ridondante la parte dedicata alla partita di pallavolo, con il collegio cardinalizio ridotto ad un branco di vecchietti da osteria che, nel momento più cupo della loro storia, non trovano di meglio da fare che perdere tempo a trasformare il vaticano in un campo da gioco, litigare come bambini, fare puzzle o pensare alle brioches. Una critica decisamente irrealistica e puerile, che toglie dignità ad una categoria che dovrebbe essere una sorta di simbolo. E, francamente, nessuno, in qualsivoglia contesto, con un briciolo di sale in zucca agirebbe nel modo descritto da Moretti dinnanzi ad una crisi di quella portata che lo riguardasse. L’ho trovato un pò iperbolico.
Più accettabile, sebbene ai limiti del parossismo, la critica ai giornalisti scandalistici, descritti come imprecisi e senza spessore.
Ciò che, invece, mi è piaciuto è stata la tenerezza con cui viene descritto il papa di Michel Piccoli (interpretazione maiuscola), un uomo di fede, umile e soverchiato da un peso più grande di lui. E’ umano avere dei dubbi e delle paure e ragionare ed ammettere le proprie mancanze di fronte ad un ruolo così complesso e impegnativo, in un momento storico tanto delicato, non è peccato. Un pò disturbante e pessimistico nel finale.
Nel complesso, quindi, gli intenti sono buoni, ma Moretti non era, a mio avviso, la persona giusta per un’opera come questa. Non è irrispettoso e neppure politico, ma non brilla e toglie tempo e possibilità di sviluppo al tema principale, ovvero le insicurezze dell’uomo prima che del papa, per fare della facile ironia con i cardinali e guardie svizzere.

Leggi tutto

3 Giugno 2011 in Habemus Papam

Morettiana storia di un depresso. Nulla di che.

22 Maggio 2011 in Habemus Papam

Assurde le censure del Vaticano verso questo film.
Di cosa si lamentano? Moretti ha descritto il papa come un essere umano e ha reso simpatici i cardinali che hanno partecipato al conclave.
Certo, è una commedia, i toni sono surreali, ma la chiesa e i papaboys non vengono mai presi di mira. Anzi.
Si dovrebbe lamentare l’Associazione Italiana Psichiatri: Moretti (psichiatra) e la moglie (idem) sono, nel film, dei perfetti deficienti.

Leggi tutto

30 Aprile 2011 in Habemus Papam

il solito Moretti a singhiozzo, lampi di genio eccetera, ma come attore è sempre più bravo.

il deficit di accudimento non ce lo dimenticheremo più.

(

“Soffro di deficit da accudimento, ma non ho capito cos’è” / 30 Aprile 2011 in Habemus Papam

Mi astengo da qualunque intervento esegetico sul film poiché prima di tutto non ne sarei all’altezza e poi sarei parziale avendo già rivelato in altre occasione la mia ammirazione per Nanni Moretti.
Mi limiterò invece a proporre lo stralcio di un articolo di Luca Telese (da “Il fatto quotidiano” del 16/04/11) che mi trova completamente d’accordo :

“Si sono scritti fiumi di inchiostro per cercare di esorcizzare l’ingresso in Vaticano di Nanni. E ho avvertito con stupore il disagio di molti colleghi che all’anteprima hanno sofferto per gli irresistibili spunti comici (“Troppe scenette allegre”, ha decretato ad esempio Paolo Mereghetti) tra il Nanni psicologo e i cardinali imprigionati nel conclave.
QUALCUNO ha letto in questa partitura un eccesso di disinvoltura, altri un eccesso caricaturale. Secondo Giorgio Carbone, su Libero “Moretti è finito”. Per Claudio Siniscalchi, su Il Giornale, “ci sono tante battute e nessuna sostanza”. Vittorio Messori ha aperto il suo articolo – nientemeno – con la presa d’atto (vagamente sconsolata) che “non c’è stata nessuna conversione di Moretti”. E meno male, aggiungo: come se, per poter parlare del Papa, Nanni dovesse pagare una sorta di imposta mistica, o ripercorrere il cammino di tanti intellettuali laicisti folgorati in punto di morte.
Invece la chiave del film è tutta in questo meraviglioso contrappunto tra sacro e il profano, tra il dramma dei tempi cupi che trasforma padre Melville in un novello Celestino V, in un obiettore che non vuole ascendere al soglio perché il compito è immane e il desiderio di Nanni di divertirsi contaminando gli ingredienti del verosimile e del surreale, con gli strumenti alati di una fantasia che non si autocensura di fronte alla sacralità porporata.
Papa Melville ci assomiglia. Ma ci assomigliano anche i cardinali creduli che si fermano incantati ad ammirare le ombre sulle tende degli appartamenti del pontefice. Quella finzione inscenata per coprire la fuga del novello pontefice è un inganno, ovviamente, come è un inganno questa Italia di veline propagandistiche e questa Europa di manipolazioni belliche. È invece una iniezione di libertà l’avventura meta-teatrale cechoviana di padre Melville. È un viaggio catartico per tutti, la sua terapia. Habemus Nanni, dunque. Il Nanni più autoironico, ispirato, tenero, anticonformista di questi anni. Nanni che ci ha fatto un regalo, perché Papa Melville siamo noi. Difficile immaginare un’operazione meno sacrilega: impiantare la tormentata anima della sinistra su una bianca tonaca pontificale. “

Per concludere vorrei invece sottolineare , semmai ce ne fosse bisogno , l’immensa prova di bravura di Michel Piccoli senza il quale avrei difficoltà ad immaginare il film stesso .
La sequenza delle espressioni sul suo viso quando comincia a capire che sarebbe stato eletto Papa è da standing ovation .

Leggi tutto

Habemus cinema / 25 Aprile 2011 in Habemus Papam

Benché il Caimano abbia attirato tanta attenzione per le implicazioni quasi profetiche sulla situazione politica italiana e mai come in questo periodo si torni a citarne soprattutto il finale, “Habemus Papam” è senza dubbio un film più completo, artisticamente ispirato e compatto.
Il forte impegno civile e politico del regista aveva generato un’opera significativa ma frammentaria curando meno che in passato l’aspetto puramente cinematografico, che invece Habemus Papam riporta in primo piano.
Tanto che, a mio avviso, l’elemento che crea le maggiori reazioni “politiche” e cioè la presunta critica feroce alla chiesa cattolica, non pare giustificato poichè il conclave è preso a simbolo della ritualità, tradizione e solennità religiosa che sovrastano l’individualità dell’uomo Melville. Il ruolo del conclave avrebbe potuto essere sostituito da qualunque rito ebraico o musulmano di analoga rilevanza, se avesse fatto parte della cultura e dell’esperienza del regista.

Al Moretti di H.P. sta invece a cuore il rapporto fra un uomo e la responsabilità schiacciante che lo ha proiettato al massimo vertice senza quasi che egli se ne accorgesse o quando comunque era troppo tardi per opporre “il gran rifiuto”. A questa dimensione umana Michel Piccoli, per troppo tempo assente dagli schermi quanto meno italiani, porta il suo determinante contributo espressivo, interpretando lo smarrimento, la fragilità, anche il panico dell’anziano che sente all’improvviso sovvertire il fulcro della propria esistenza fino a quel momento sufficientemente serena nel proprio sostanziale anonimato.

E’ un bell’insegnamento in un’epoca in cui l’assurgere e sentirsi al vertice a prescindere dalle qualità possedute pare diventato un valore assoluto da perseguire con ogni mezzo; e giacché ciò che più conta non è l’essere ma l’apparire, chi mai si sogna oggi di fare un passo indietro e dichiarare di “non sentirsi all’altezza”? Ha il coraggio di farlo (e soprattutto di confermarlo) il cardinale Melville suscitando la costernazione di chi lo circonda ma al tempo stesso la liberazione dal peso della propria ansia.

Un’ultima considerazine relativa al personaggio dello psichiatra cui sono affidati i morettismi, tutto sommato contenuti, della sceneggiatura. Sembra giunto il momento in cui Moretti, come Woody Allen, potrebbe finalmente liberare il proprio cinema da Michele Apicella in tutte le sue versioni, defilandosi in un ruolo non protagonista come già sta cominciando a fare per poi passare definitivamente dietro alla macchina da presa che è la cosa che gli riesce meglio.

Leggi tutto

L’elogio del passo indietro / 25 Aprile 2011 in Habemus Papam

Ha ragione solo in parte chi sostiene che in fondo c’è il solito Moretti, proprio perché è meno diretto, meno egocentrico (non a caso ritaglia per sé un ruolo di minor rilievo), più sottilmente allusivo. Non lo ritengo un film perfettamente riuscito (la sceneggiatura, soprattutto in alcune scelte della seconda parte, non mi convince), ma il discorso di cui si fa portatore è importante. E’ un film che lavorerà nel tempo, che ha bisogno di sedimentazione, che probabilmente maturerà alla distanza. Quando cioè ci si renderà conto che questo suo elogio del “passo indietro” è, in realtà, uno dei suoi film più lucidamente politici e capaci di cogliere lo ‘spirito del tempo’.

Leggi tutto

E’ il solito Moretti, solo più “allegorico” / 18 Aprile 2011 in Habemus Papam

A Moretti della chiesa come istituzione non importa nulla. Almeno non in questo film. Secondo me ha fatto il suo solito film un po’ narciso, con tutte le consuete, e a tratti geniali, idiosincrasie in cui affronta i suoi temi ricorrenti: il rapporto tra l’individuo (l’intellettuale) e “le masse”, il problema della leadership nella società contemporanea. Solo che stavolta ha scelto la strada molto indiretta del racconto allegorico. Questo vaticano surreale e al tempo stesso iperrealista in cui i cardinali si imbottiscono di psicofarmaci e giocano a pallavolo, e in cui una guardia svizzera grassa si abbuffa negli “appartamenti papali” scuotendo le tende, è assolutamente innocuo e lieve, proprio perché farlocco come uno sfondo teatrale. Poteva benissimo essere un consiglio di amministrazione, una scuola o il parlamento. E’ un conclave, e questo aggiunge bizzarria e esemplarità. Il papa che “non ce la fa” è la metafora di chi preferisce i teatri e le giratine in incognito a Borgo Pio, alla responsabilità pubblica di chi deve farsi guida. Di chi è vocato al ripiegamento nostalgico e sfugge al peso di una leadership impossibile. Di chi posa lo sguardo obliquo sul mondo minore (bar, buskers, attori pazzoidi) e paventa il confronto con le masse infide e umorali. Una stanchezza più volte ribadita da chi non si sente in sintonia coi tempi, di chi non riconosce e non approva più la realtà intorno a sé. Da chi preferisce rimanere “watcher” in un mondo di “doers” impazziti. (E forse sì, in tutto questo la sinistra attuale, un poco, c’entra) Intanto si fanno strada sgomitando i cardinali “competitivi” (vedi il cameo di Camillo Milli), o gli opportunisti (Renato Scarpa) ma allo stesso tempo guadagnano terreno anche i porporati africani e latino americani, sorridenti, pazienti e gagliardi giocatori di volley.
Se il buon Melville non se la sente di “governare”, chi dovemo aspettarci la prossima volta? Gregori o Bikila?

Leggi tutto

18 Aprile 2011 in Habemus Papam

Buon film, forte nella sua disarmante e leggera mancanza di conclusione.

Sin da subito si capisce che la scelta del vaticano, della gerarchia ecclesiastica, è una scelta stilistica (lo diceva anche Wilde, la chiesa cattolica è insuperabile nei suoi riti), ma anche contenutistica, perché il potere del papa è potere assoluto (uno dei pochi sovrani ancora con potere assoluto, ribadito e rivendicato da quel Woitila venduto bene in altre maniere dal sistema ecclesiastico) e, in quanto portatore di certezze religiose, granitico scrigno di verità. Ma Moretti in poche scene spariglia tutto, il conclave ha scene bellissime perché la cinepresa mai si solleva oltre il livello dell’inferno e del purgatorio di Michelangelo, mai si alza verso il gesù giudicante: questa è una storia di uomini, non una storia di verità ultraterrene, di discussione su posizioni ideologiche su fede e ragione, qui si parla dell’uomo.
Quindi ecco il dubbio, ma non sulla fede (lo dice Melville che la sua non è una crisi religiosa), ma sul ruolo, sulla posizione nel mondo, sul fare ed essere qui, tutti i giorni. Ed è una crisi che riguarda un uomo anziano che rivede se stesso non come uomo di chiesa, ma come fratello, figlio, giovane che voleva fare altro, insomma come persona laica comune, Melville cerca quel se stesso.
E’ una commedia e si ride, Moretti non ci fa perdere il suo morettismo che è gustoso, per alcuni irritante. Molto ha fatto parlare il torneo di pallavolo che io ho trovato in sintonia con il morettismo di cui prima e che contiene una scena estremamente bella sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista laico: la gioia di tutti al primo punto segnato dai perdenti, ossia da quell’oceania schiacciata dall’incompetenza sportiva e che dice molto sugli ultimi, religiosamente, e sullo spirito dello sport, metafora forte in Moretti.
Che dire della rinuncia? Nei suoi film si tende a cercare il segno dei tempi, e Moretti, piaccia o meno, è riuscito spesso a coglierlo lo spirito dei tempi: qui si narra dello smarrimento e dell’umiltà, del vuoto di potere che non sa dare risposte (il balcone vuoto è davvero bello), della mancanza di risposte e del bisogno di esse, ma soprattutto della volontà di non assumersi l’onere, il rifiuto del potere, l’inadeguatezza a gestirlo proprio perché dubbiosi, fragili, dolci, pieni di ottimi sentimenti, lì dove il potere non può prevedere queste qualità.

E’ un film astratto, assolutamente irrealistico, totalmente romanzato, perché pieno di invenzioni, di costruzioni forzate, di eventi improbabili, con una rappresentazione molto tenera della vecchiaia con tutti quei cardinali ridotti a bambini gaudenti, buoni e fragilissimi come il loro papa, spaventati e gioiosi, un inno alla vita in fondo, dal punto di vista della terza età. Perché le gerarchie ecclesiastiche si arrabbiano? Mah! Fa più paura uno sguardo dolce su di loro, e palesemente inventato, che la rappresentazione sanguinolenta e crudele di certo altro cinema. Ma ovviamente Moretti fa pensare, gli altri no.
Per il resto mi è sembrato un pochino inconcludente, con molti spunti abbozzati, tipo il senso della rappresentazione, il senso della teatralità del potere e della vita: già il funerale (per non parlare dell’imminente beatificazione) è puro teatro, rappresentazione funzionale alla gestione del potere, così la guardia che finge con tutte le sue mosse la presenza del papa, per non dire dell’evidente citazione di Cechov e dei ricordi di Melville: lui che non ha potuto farlo professionalmente, l’attore, ha recitato in tutta la sua vita?

Leggi tutto
inserisci nuova citazione

Non ci sono citazioni.

Non ci sono voti.