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Recensione su In un mondo migliore

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forza e fragilità / 22 marzo 2011 in In un mondo migliore

Intenso e coinvolgente fin dalla prima inquadratura, l’ultimo film di Susanne Biers (“Non desiderare la donna d’altri” e “Prima del Matrimonio”) racconta la storia di un padre vedovo con figlio alquanto freddo e introverso (forse è meglio psicotico, ma l’attore-ragazzino è davvero inquietante) che incontra un altro ragazzino vittima di bullismo da parte dei grandi della scuola e con una situazione familiare disperata (il padre è un medico missionario in Africa ed i rapporti con la madre sono parecchio difficili). Ognuno dei due si porta dentro una forte dose di problemi e di incomunicabilità (forse un pò caratteristica dei nordici). C’è un padre accusato di debolezza di fronte alla moglie morente e un padre accusato di vigliaccheria di fronte ad un idiota prepotente. Ma la vera forza si nasconde dove sembra più improbabile trovarla. E’ questo che devono imparare i due ragazzi (soprattutto Christian, che sembra più grande, feroce e determinato, am che in realtà è più fragile e ferito).
Il film si svolge lentamente ma in maniera potente, avvinghiandoci e trasportandoci nell’animo dei personaggi. La fotografia, soprattutto dei paesaggi africani, è bellissima.
E’ un film che fa riflettere e lascia pensare.

3 commenti

  1. Andrea / 18 luglio 2011

    L’ho visto sabato. Mi trovo d’accordo con la tua opinione…
    Ti propongo una piccola riflessione: come avresti visto un ipotetico “scontro” agli Oscar con “la prima cosa bella” di Virzi?
    E trovi sia migliore di “biutiful”, su cui ha avuto la meglio come film straniero ? Io l’ho trovato migliore di biutiful (troppo troppo drammone), ma credo che la prima cosa bella avrebbe potuto dargli dato filo da torcere (lo dico io che non amo particolarmente il cinema italiano).

  2. henricho / 18 luglio 2011

    Il film di Virzì mi è piaciuto davvero molto, ma trovo che questo vada molto più in profondità, esplorando i recessi di una psiche (quella del ragazzino) esposta, per un motivo o per un altro, ad un trauma a cui deve cercare di dare un senso. A me “Biutiful” è piaciuto moltissimo, forse quanto questo, e penso che in gran parte sia merito dell’ottima performance di Bardem. Però “In un mondo migliore” è, tra i 3, quello che ho preferito.

  3. Stefania / 19 luglio 2011

    Credo che io avrei votato per Virzì, probabilmente perché i dolori “offerti” sono più noti, meno (mi si conceda il termine improprio) sofisticati, quindi (per me) più comprensibili.
    Sicuramente, preferisco questo a Biutiful, che si è rivelato un grosso pugno nello stomaco.
    La mia classifica, in questo senso, è:
    1) Virzì
    2) Biers
    3) Inarritu

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