Recensione su In un mondo migliore

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19 luglio 2011

Un film toccante e coinvolgente, un po’ buonista, veicolo di ottimi messaggi.
Benché possa suonare paradossale, senza implicazioni religiose (benché si tratti di un racconto che ricorda molto le parabole di tradizione cristiana), permette di sperare nella possibilità di un ordine migliore delle cose col semplice (mica tanto…) uso del buonsenso e della coerenza personale.
Ci sono figliol prodighi, altre guance porte, piccole resurrezioni, la carità, l’espiazione.
Su tutto, però, troneggiano l’Uomo, il libero arbitrio e la Natura, intesa -questa- sia come insieme di elementi atmosferici (il vento è preponderante) e mondi organici ed inorganici (insetti e minerali, legno e polvere pirica), sia come insieme di passioni umane: ad un certo punto, quando il medico scaccia Big Man dal campo, la razionalità nulla può contro lo schifo e l’odio.

Nota: il piccolo psicopatico ricorda molto Anthony Perkins in Psycho. Il che non è molto rassicurante.

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