Recensione su Guerre Stellari I - La minaccia fantasma

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9 aprile 2015

Sedici anni dopo la chiusura della Old Trilogy, Lucas rispolvera il progetto Star Wars con questo primo capitolo di una nuova trilogia-prequel che narra le vicende antecedenti agli episodi IV, V e VI.
Con l’occasione, Lucas torna anche dietro alla macchina da presa (non dirigeva un film da 22 anni, ossia dal primo Star Wars), ruolo che manterrà per l’intera seconda trilogia.
C’è da dire che il film non è male, nonostante venga generalmente additato come il peggiore della saga.
Su questo giudizio pesa chiaramente il senso di smarrimento dei fans, assuefatti all’impareggiabile aura mitica che i primi tre film avevano lasciato in eredità.
È ovvio che i film della Old Trilogy sono ontologicamente inarrivabili, tuttavia questo primo prequel non sfigura per niente, se non in alcune piccole cose:
– l’eccessiva lunghezza di alcune parti (la corsa degli sgusci, per esempio, che è stata peraltro inserita per giustificare l’innata abilità di Anakin nella guida dei caccia stellari, di cui alla scena finale);
– il personaggio di Jar Jar, il Gungan del pianeta Naboo, che passerà alla storia come il più odiato character della saga, avendo introdotto sprazzi di humour demenziale che tentano, con esito su cui è meglio soprassedere, di sostituire l’apporto comico tipicamente british che donava C-3PO;
– gli effetti speciali perdono la magia dei primi episodi, assorbiti dall’artificiosità dei prodigi della computer graphics.
Sugli effetti speciali il tema è peraltro molto controverso: vero è che la troupe di Lucas e la I.L.M. hanno fatto un lavoro strepitoso nel rendere verosimili scene ricostruite quasi interamente in c.g. (con un minimo di apporto “tradizionale” dato da modellini, pupazzi, mezzi busti e altri trucchi old fashioned). L’interazione tra attori reali e creazioni del computer è davvero notevole, con un livello di verosimiglianza delle scene che ancora oggi è difficile riscontrare in pellicole del genere (ovviamente ha aiutato molto il budget astronomico).
Per non parlare dell’artefatto splendore delle ambientazioni babiloniche di Naboo (con gli interni girati alla Reggia di Caserta), e di quelle desertiche altrettanto affascinanti di Tatooine (in particolare gli scenari delle corse di sgusci, con le restanti scene “reali” girate in Tunisia). Per giungere alla magnificenza di Coruscant, il pianeta-città, completamente urbanizzato, sede della Repubblica, interamente ottenuto con la c.g.
A qualcuno tutta questa artificiosità ha fatto storcere il naso, ma del resto gli anni sono passati e questo Episode I è stato importantissimo per lo sviluppo degli effetti speciali a cavallo del millennio, così come Una nuova speranza lo fu sul finire degli anni Settanta per gli effetti speciali dell’epoca.
Ciò che è assolutamente memorabile in La minaccia fantasma è l’interpretazione dei due protagonisti, Liam Neeson nel ruolo di Qui-Gon e Ewan McGregor in quello di Obi-Wan (quella di Qui-Gon, nonostante appaia in un solo episodio, è a mio avviso la miglior interpretazione di un Jedi da parte di un attore dell’intera saga).
Mai come in questo episodio si avverte l’aura di mito che avvolge i cavalieri Jedi, prima dell’inevitabile declino, parallelo a quello della Repubblica. E l’interpretazione volutamente dimessa di Neeson e McGregor non fa che esaltarla.

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