Recensione su Guardiani della Galassia Vol. 2

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La nuova rotta del cinecomic / 1 maggio 2017 in Guardiani della Galassia Vol. 2

Ultimamente c’è un grande limite nella cinematografia che deriva dal fumetto ed è il prendersi troppo sul serio. Quando il divertimento dei crash! thud! e bang! viene trasformato in noiosissimi e artificiosi drammi interiori, pipponi antropologici e pseudosociali etc tutto mi risulta indigesto e ridicolo. Ebbene, James Gunn mi sembra un regista meravigliosamete esente da questo rischio, nonostante la storia non sia affatto una fracassonata pensata per il classico pubblico “neanderthal” dal momento che affronta con sapida leggerezza cosucce amene tipo parricidio, odio da competizione sororale, disturbo antisociale, egotismo, insomma “taglia a fumetto” trattati di psicanalisi con invidiabile disinvoltura. Ma soprattutto gioca con i personaggi più strampalati usciti dal genio di Stan Lee costruendo loro attorno mondi veramente strafighi, il tutto grazie a un incredibile lavoro di squadra; provate un po’ a visitare la pagina imdb di questo film e date un’occhiata all’elenco interminabile di quanti hanno collaborato agli effetti visivi!
Le musiche sono una selezione davvero “awesome”, come scritto sulla famosa cassetta di Starlord, un mixtape dal quale spicca per la sua perfetta consonanza scenica la struggente Father & Son di Cat Stevens (anche se forse – gusto personale – la scelta dei pezzi nel primo film resta insuperabile).
Molti i cameo, da Hasselof all’immancabile Stan Lee, ottimi inserimenti di peso quali Stallone e Kurt Russell e alcuni personaggi davvero indovinati; mi ha fatto un sacco ridere Taserface, l’ammutinato sfigato di Chris Sullivan.

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