Recensione su Lo stravagante mondo di Greenberg

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29 Aprile 2011

Altro titolo “italiano” sballato: l’esaurimento nervoso di Greenberg non è affatto stravagante, come non sono tali i suoi comportamenti, il suo carattere ed il suo atteggiamento nei confronti del mondo. Ha delle fisime e dimostra un pervicace attaccamento al (culto del) passato, ma… niente di trascendentale, in fondo.
Alla fin fine, forse, Roger Greenberg è solo un uomo particolarmente lucido, fin troppo consapevole delle incongruenze che lo circondano e fatica ad accettarle.

Questo film mi è piaciuto per la sua capacità di raccontare una certa, banale, quotidianità con tocco sincero e pochi sofismi.
Laddove lascia intravedere la “curiosità” (promettente carriera da musicista morta sul nascere, famiglia del fratello vagamente cheap and chic, arrembaggio alla ex sulla via del divorzio), la sceneggiatura torna immediatamente coi piedi per terra, rifuggendo i “sensazionalismi” edulcorati, le facili vie di fuga.
Anche l’amore, qui, non è fatto di gesti eclatanti e non ha afflati da romanzo: esso è composto non solo da chimica e sentimento, ma anche da umori e meccanica, perciò le scene di sesso tra George e Florence, apparentemente, hanno poco di poetico (lasciano trasparire urgenza, non sensualità o eros) e non sono esteticamente gradevoli (lingerie improbabili, movimenti dei corpi poco armonici), eppure -a conti fatti- sono perfino toccanti.
Vagamente impietoso il ritratto dei giovanissimi d’oggi, che -un po’ banalmente- appaiono vacui, inconsistenti, senza passione.
Decisamente interessante il personaggio di Florence, dolce e naif: il volto della Gerwig, poi, è vibrante.
Buona prova per uno Stiller extra-Fockers molto credibile e, a tratti, inaspettatamente intenso.

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