5 Recensioni su

Raw - Una cruda verità

/ 20167.063 voti

Un bel 7,5 / 24 Marzo 2020 in Raw - Una cruda verità

Peccato non si possano dare i mezzi voti, perché questo film meriterebbe un bel 7,5.

La storia di Justine, una ragazza francese che inizia a frequentare la facoltà di veterinaria, la stessa dove hanno studiato entrambi i genitori e la stessa dove studia la sorella maggiore.
E’ da sempre vegetariana e quando si tratta di superare il rito di iniziazione, cioè mangiare della carne, inizia una strana metamorfosi mentale e fisica che la porterà in una spirale di orrore. Il tutto mentre, come matricola, subisce il nonnismo degli studenti più grandi.

Il film è sicuramente una metafora dei cambiamenti psichici e fisici che comporta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta; per certi versi ricorda un altro horror che si chiama “Licantropia Evolution” (titolo originale “Ginger Snaps”), film minore del 2000 in cui il tema della trasformazione sessuale era raccontato attraverso il mito dei licantropi.

Sì, è molto crudo (“raw”, appunto) e presenta alcune scene particolarmente cruente, lascia poco all’immaginazione, anche da un punto di vista sessuale.

Il finale è composto, ma efficace.

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Hai capito Justine… / 2 Ottobre 2018 in Raw - Una cruda verità

Ed ecco l’horror che esce dal nulla.
Justine va a studiare in una scuola di veterinaria. Li scoprirà una verità agghiacciante della sua vita.
Veramente azzeccato e accattivante.
Il finale quasi ovvio ma non fastidioso.
Un bel film che non è splatter ma fatto bene.
Consigliato.
Ad maiora!

Horror D.O.P. / 9 Febbraio 2018 in Raw - Una cruda verità

E poi arriva, come uno lampo, l’horror dannatamente seducente con la sua carnale (è proprio il caso di dirlo) morbosità, la sua perversione sexy e al tempo stesso raccapricciante, opinabile nei sottotesti, ma indubbiamente sorprendete nel Cinema di genere.

La nuovissima Justine / 20 Agosto 2017 in Raw - Una cruda verità

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Riflessioni sparse)

A mio parere, uno degli spunti più interessanti del film risiede nell’accostamento fra la scoperta della natura cannibale della protagonista e la sua maturazione sessuale. Entrambi i suoi istinti più animali, di natura primitiva e primordiale, trovano esplicazione nello stesso momento, come se uno andasse a braccetto con l’altro. E non mi pare solo una scelta gore fine a sé stessa mostrare come, durante l’amplesso la protagonista cerchi di mordere il compagno, finendo per affondare i denti nella propria carne, in una significativa forma di appagamento che tracima nell’autoerotismo.

A posteriori, l’ansia dimostrata dalla madre nel momento in cui teme che Justine abbia ingerito un pezzo di carne (comunque cotta) è una chiara allegoria del timore materno di veder diventare letteralmente donna la propria figlia, una paura che nulla può contro l’evidenza dei fatti.
Mi domando se, narrativamente, la trasmissione di questo istinto sia stata prevista solo in forma femminile.

Altro dettaglio che mi pare azzeccato, è la particolare fisicità dell’attrice protagonista, Garance Marillier, acerba, esile, spigolosa, che ben si presta a sottostare al senso costante di sopraffazione che il suo personaggio sembra patire.

Nel complesso, buon film d’atmosfera, anche se confesso di aver trovato un po’ eccessiva la caratterizzazione “cimiteriale” del campus universitario e troppo reiterate le prove a cui vengono sottoposte le matricole.

Nel cast, in un piccolo ruolo, anche Laurent Lucas, attore-feticcio del belga Fabrice du Welz, avvezzo a simili contesti cinematografici.

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Raw: oltre il canonico Cannibal-Horror. / 7 Giugno 2017 in Raw - Una cruda verità

Presentato al Festival di Cannes 2016 ( dove ha vinto, tra l’altro, il premio FIPRESCI ) e al Toronto International Film Festival, l’horror splatter ”Raw” ( titolo originale ”Grave” ) della trentacinquenne regista parigina Julia Ducournau ( al suo debutto sul grande schermo ), riesce con un inaspettato garbo ( dati i temi trattati ) e con una profonda e sofisticata analisi caratteriale, a relegare il gore e lo stesso horror ad una specie di sub-plot del testo, ricalcando la sua livrea di cannibal movie con le più delicate e raffinate figure di un dramma, pur inglobandone, invero, i topoi.
La Ducournau non mette in scena soltanto una primitiva voracità, né la pone come unica e granguignolesca visione. La rende libera, incoerente e grottesca.
Un film crudo, indubbiamente, ma che non lascia nello spettatore solo l’eco raggelante dell’artificio lugubre.

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