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Recensione su L'amore bugiardo

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Mai giudicare un libro dalla copertina / 11 novembre 2015 in L'amore bugiardo

David Fincher non mi ha mai entusiasmato come regista. Di lui ho solo avuto modo di vedere “Fight club” e “Benjamin Button”, film che mi hanno un pò deluso e che non mi hanno fatto venir voglia di visionare altre opere dello stesso regista. Tuttavia sto seguendo un cineforum in lingua originale organizzato dall’università e, tra i vari film in programma, c’era anche “Gone girl”. Quindi, volente o nolente, ho deciso di dargli una possibilità.

C’è da dire che gli attori sono veramente bravi. Ben Aflleck nel ruolo di Nick Dunne e Rosamund Pike nel ruolo della sua consorte Amy ( o meglio: “Amazing Amy”), Tyler Perry nel ruolo dell’avvocato difensore di Nick (Tanner Bolt). La fotografia, sporca ed oscura, si adatta perfettamente al clima urbano di New York e alla storia contorta narrata dal film.

Ed ora concentriamoci proprio sulla storia in sé. Narrata attraverso un ordine cronologico degli eventi che viene alternato da vari flashback narrati da Amy, il film è giocato molto sui ruoli di “vittima” e “carnefice”. Nick viene accusato dell’omicidio di sua moglie e la polizia inizia ad indagare, senza sapere però che in realtà è tutto frutto di un folle piano ordito dalla stessa Amy, portando così ad un’incredibile sequela di colpi di scena senza sosta. Il tutto condito da una feroce critica al ruolo dei mass media, vere e proprie fornaci nelle cui bocche entrano anche i minimi pettegolezzi che possono rendere un uomo innocente o colpevole.
Personalmente è un film che, pur avendo trovato qualche lacuna nella sceneggiatura, non mi è dispiaciuto. Forse la prima ora è molto lenta e a tratti soporifera ma, passata quella, alla fine è un fiume in piena.

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