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Recensione su Godzilla

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Torna in Giappone, Godzilla. L’America non ti merita. / 16 maggio 2014 in Godzilla

Ci sono senz’altro alcuni pregi, come ad esempio l’aspetto di Godzilla, che è una versione moderna e decisamente più fedele della sua controparte del ’54 (non l’unica strizzata d’occhio rivolta al lungometraggio di Honda). O le bellissime musiche di Alexandre Desplat.
Anche la parte finale è difficile da bocciare, sia a livello d’intrattenimento che come valorizzazione della figura principale. Solo negli ultimi minuti forse, Edwards riesce ad omaggiare realmente il lucertolone per quello che è sempre stato nell’immaginario collettivo: il re dei mostri, “colui in grado di ristabilire l’ordine naturale”.
Purtroppo il tutto non è sufficiente a promuovere queste due ore di visione.
Edwards usa una regia che sembra invitare lo spettatore a giocare a “Godzilla c’è ma non si vede”. Così il film è un susseguirsi di piani e operazioni da parte dei militari, cosa che a lungo andare diventa decisamente stancante. Anche il ritmo è pressoché piatto e per larghi tratti si sprofonda nella poltrona. La sceneggiatura è oltretutto ricca di buchi, forzature, cliché e chi più ne ha, più ne metta.
Alcuni spunti erano davvero promettenti. Ma per me è no.

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