Recensione su Gloria

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10 Novembre 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Gloria è una quasi sessantenne cilena. Gloria ha dei figli qua e là (mitico quanto è grullo il boyfriend svedese della figlia), è divorziata ed esce la sera per andare a ballare, in dei locali tipo le nostre balere, ammesso che io sappia di cosa stiamo parlando, ma con la musica quasi tunz e i vecchi che fanno tunztunz. Se ne deduce che tutti i cileni sono degli zarri assurdi, che escono tutte le sere a ballare e scopare. Tra un’avventura e l’altra, visto che vive una vera e propria adolescenza da cinquantenne, trova una forse relazione seria con tale Rodolfo, proprietario di Luna Park, e che ha pure una curiosa faccia da Rabin. Finisce in vacca, con lei schiantata sola in un resort di lusso sulla costa, che si abbandona all’alcol e al primo cilen-cinghialozzo trovato, e si risveglia riversa e scopata sulla spiaggia come una bottanazza qualsiasi, ci mancava solo che le lasciasse 50 euro. Si ripiglia, prende la rivincita ma continua a restare sempre più sola, mentre sul finale parte pure la versione spagnola di Umby Tozzi (ma tu pensa cosa esportiamo-.-). C’è un forte infatti legame con la musica, nella Gloria che viene mostrata mentre canta in macchina e che è il fulcro intorno cui ruota tutto il film; e c’è la declinazione di una vita, o di un periodo di essa, nelle sue pieghe più profonde e viceversa, che contribuiscono a comporre il ritratto di una, non so quanto tipica ma di sicuro sincera e (pro)positiva, donna cilena; per la quale tutto può ancora re-incominciare, insomma. E un po’ ci si spera e un po’ si è tristi, per e con le

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