10 Recensioni su

Gli spietati

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Gli spietati / 23 Maggio 2020 in Gli spietati

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Gli spietati” è forse il più grande successo di Clint Eastwood. Il film mette forse una pietra tombale a tutto il genere tombale; e che pietra! In questo film non esistono buoni o cattivi, eroi o antieroi: tutti i personaggi sono accomunati dalla totale impossibilità di raggiungere una redenzione. C’è chi sin dall’origine del film mostra il suo lato sporco(lo sceriffo, che mostra sin da subito la sua voglia di mantenere l’ordine, ma non la giustizia), chi nel corso del film dovrà lasciarci la pelle nonostante non abbia materialmente ucciso un uomo(Ned), chi sfregerà delle incolpevoli ragazze dovendo pagare con il proprio sangue(i due cowboy), chi si mostrerà come un duro ma in realtà è miope, e si ritroverà immerso tra i sensi di colpa dopo aver ammazzato a sangue freddo(Kid). Solo un personaggio si mostra come redento, Will Munny, interpretato magistralmente da Clint Eastwood. Ma come in una tragedia greca, anche Will dovrà fare i conti con la “necessità della vendetta”, dando vita ad una vera e propria carneficina.
Un western che sovverte completamente il proprio stesso genere: Eastwood si distacca sia dai modelli americani(Ford) ma anche dal suo maestro (Leone): il film non vuole esaltare un particolare tipo di storia americana(vd. Ford) nè essere una cinica riflessione sulla realtà: vuole semplicemente essere una pura tragedia, una discesa in un abisso di nichilismo, dolore e alcool.
E’ emblematico come nessuno sia più riuscito a fare un western di successo dopo questo film: nulla può essere aggiunto a questo capolavoro, in quanto il suo stesso punto d’arrivo è il “Nulla”.

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Western atipico / 24 Agosto 2019 in Gli spietati

Con questo film Clint Eastwood reinventa il genere western togliendogli il senso epico e dandogli una visione più profonda in cui nessuno degli eroi è senza macchia.
Uno dei film western più innovativi che dei propri eroi ne coglie anche le debolezze, riuscendo a rappresentarle con una forza epica inedita.
Struggente la colonna sonora firmata dallo stesso Clint.

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Forse un po’ sopravvalutato / 26 Agosto 2018 in Gli spietati

Avevo aspettative alte, che sono state parzialmente deluse.
E’ un bel film western, drammatico ma non privo di umorismo, e molto particolare, con ex-killer che ritornano in attività, mancanza di epica (tranne nel finale) e di netta distinzione buoni/cattivi.
Mi sembra che il film decolli davvero solo dopo un’ora, ma non è mai noioso.
Manca però di qualcosa. E’ tutto molto incentrato sulla difficoltà dell’uccidere un uomo, ma mi sembra un tipo di morale un po’ fuori luogo in un western; il personaggio della prostituta sfregiata non convince, e soprattutto la sparatoria finale, per quanto “bella” da vedere, secondo me contraddice un po’ tutto il “senso” del film.
Da un certo punto di vista, è come se sia mancato il coraggio, o la volontà, di andare fino in fondo nella dissacrazione dell’eroe western.

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Il voto sarebbe un 6.5 / 22 Maggio 2017 in Gli spietati

Pluripremiato film western ma che personalmente ho trovato meno interessante e appassionante rispetto ad altri film recenti del genere (anche il fatto di averlo visto su Rete4 inframezzato da pubblicità non ha aiutato).
In una piccola cittadina, Big Whiskey nel Wyoming, una prostituta viene sfregiata da un cowboy in compagnia di un suo amico. Lo sceriffo del posto Little Bigg Daggett (Gene Hackman) impone ai due cowboy di risarcire il proprietario del bordello con alcuni cavalli. Le prostitute non sono contente di questa sanzione e raccogliendo i loro pochi averi mettono una ricompensa di 1000 dollari per l’uccisione dei due cowboy.
Un vecchio pistolero, Will (Clint Eastwood), rimasto vedovo e con due figli a carico ha bisogno di soldi e viene coinvolto nell’affare dal giovane Kid e recluterà il suo vecchio amico Ned Logan (Morgan Freeman).
La vista di Clint Eastwood invecchiato che prova a rimontare in sella (in tutti i sensi) è un pò patetica, facendo rimpiangere i vecchi tempi con Sergio Leone. Interessante la figura del cacciatore di taglie inglesi, Bob (Richard Harris), con un “biografo” al seguito. Lo sceriffo è disposto a tutto pur di mantenere la sua cittadina sotto controllo; i due “vecchi” si rituffano nell’azione quasi per togliersi dalla vita tranquilla degli ultimi anni.
Però per la critica e i giudizi mi aspettavo qualcosa in più, invece il film si mantiene appena al di sopra della sufficienza (imho).

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Superbo! / 10 Luglio 2016 in Gli spietati

Eastwood non sbaglia mai , anche questo film del regista statunitense è un capolavoro .È la storia di un uomo pentitosi dei peccati commessi in gioventù , che vive con i figli e sopravvive allevando maiali . Un bel giorno viene supplicato da un pistolero figlio di un suo amico di lunga data , di uccidere due uomini che sfregiarono una prostituta, in premio riceverà una ricompensa di 500 dollari . Il nostro pistolero accetta titubante , difficile però dire di no ad un bel malloppo , peraltro essi vivono nella miseria. Il film non è un classico Western con sparatorie , duelli e whisky a volontà , ma è un analisi profonda dell’ uomo e del peccato , di quanto si soffre a uccidere un essere umano per quanto crudele possa essere stato ( la vita è unica per tutti). Straordinari Gene Hackman nei panni del perfido Little Bill, grande Eastwood nell’ interpretazione del cinico ma umano Will Munny, bravo anche Morgan Freeman ( seppur un gradino sotto rispetto agli altri due ). La sua regia è solida , non eccede
in virtuosismi , omaggia Leone con lunghi primi piani ( il cinema italiano non si scorda mai). In sostanza un capolavoro, un’ altra gemma pregiatissima del grande Clint

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“Chi è il padrone di questo cesso?” / 15 Marzo 2016 in Gli spietati

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ciò che sa fare meglio un pistolero con una pistola è sparare.Ciò che sa fare meglio Clint Eastwood con una macchina da presa è dirigere capolavori.Gli spietati è l’ennesima pietra miliare di una carriera cinematografica costellata di successi,da attore ma sopratutto da regista,per il bel californiano.Eastwood stavolta riprende il vecchio ma mai dimenticato panorama del vecchio West,dove è ambientata la storia di William “Will” Munny,un vecchio pistolero ormai povero e vedovo padre-contadino,che un giorno,nel mentre combatteva con dei maiali ammalati,è interrotto dal nipote di un suo vecchio “compagno d’armi”,Scofield Kid,con una proposta difficilmente rifiutabile:1000 dollari per ritornare in sella al suo cavallo “ribelle” pronto a “sputare piombo” sulla testa di due cowboy,colpevoli di aver sfregiato una giovane prostituta.Accompagnato dal suo fido compare Ned Logan,anch’egli ex membro della banda di cui Will faceva parte,i tre quindi si incamminano verso là città dove risiedevano i due balordi,Big Whiskey,la cui legge è fatta rispettare dal temutissimo sceriffo “Little” Bill Daggett,pistolero cinico e violento.Ma i tempi sono passati,e sia Will sia Ned provano disprezzo per la proprio gioventù,marchiata da omicidi e rapine di ignari vittime,pertanto,nel mentre si apprestano ad uccidere il primo dei due cowboy,Ned prova rimorso,e straziato dalle urla agonizzanti del giovine,decide di tornare a casa.Ma lo sceriffo,avvertito della notizia del giovane ucciso,riesce a catturare il povero Ned,che torturato affinché rivelasse nomi e posizione di Will e Kid,viene brutalmente pestato fino a morte.Dopo aver ucciso anche il secondo cowboy,Will viene a conoscenza della morte di Ned,e,mentre Kid decide di abbondare la carriera da pistolero per “scrupoli di coscienza”,tutto un tratto Will ritorna “lo spietato” che era un tempo,e in un finale spettacolare vendica la morte di Ned.Notevole la prestazione di Gene Hackman,non può però esser nascosta la maestosa recitazione di Clint Eastwood,guardingo e a volte smemorato pistolero sensibile.Chiari e indimenticabili i riferimenti a Sergio Leone,con un maestoso utilizzo dei primi piani e di quei lunghi e riflessivi silenzi che lasciano spazio all’immaginazione dello spettatore.Suggestiva sarebbe stata la presenza di qualche “flashback” sul giovane Will e talvolta si sente la mancanza di qualche piano sequenza.Ottima fotografia,il film resta uno degli ultimi grandi “western”,capace di suscitare emozione e allo stesso tempo curiosità nell’osservatore.

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Un requiem per il buon vecchio pistolero. / 14 Gennaio 2015 in Gli spietati

Eastwood presta i suoi indagatori e malinconici occhi alla cinepresa, non limitandosi a veicolarla, ma ad offrirle una prospettiva, e una profondità degna del suo sguardo.
Il suo west, lontano da uno stampo classico, è al contempo figlio di un linguaggio arcaico, che l’ha istruito, educato, ma dal quale ha saputo svezzarsi. Pur omaggiando i suoi maestri, batte sentieri opposti, e quel che si ode è il requiem per il buon vecchio pistolero, che pur nell’accezione negativa del suo termine incarnava un certo stereotipo di eroe, qui collassato in virtù di un annichilente realismo.
Sembra quasi, dirigendo questa pellicola, che abbia voluto scindere il suo mito in due parti ben distinte, per poterle ben differenziare. Da qui la scelta di una retorica diversa, distante dal suo retaggio di attore.
Eastwood cerca un riscontro nella nuda e cruda verità, e in questa sua analisi scava nel fango della disperazione, e del rimorso, le cui orme tracciano un disegno di vivida disillusione.

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21 Agosto 2014 in Gli spietati

“È una cosa grossa uccidere un uomo: gli levi tutto quello che ha… e tutto quello che sperava di avere.”
Il titolo originale di questo meraviglioso western del 1992, “Unforgiven”, a mio parere rende in modo molto più efficace quella che è l’essenza della storia raccontata attraverso le magnifiche interpretazioni, tra tutti, di G. Hackman (tra l’altro oscar come migliore attore non protagonista), C. Eastwood e M. Freeman.
Si tratta, a mio avviso, infatti, di una storia estremamente amara ed al contempo esemplare, attraverso la quale Eastwood, che è anche regista, va a scardinare i miti classici degli eroi del west, presentandoci uomini al tramonto della loro esistenza, fondamentalmente impauriti, soprattutto di fronte alla morte, e decisamente non eroici.
In questo quadro di umana desolazione è proprio nell’impossibilità di perdonarsi per le azioni compiute sulla base dei più bassi istinti umani che sta la parte forse più importante del film.
La storia prende il via con un’aggressione, davvero violenta e brutale, ai danni di una prostituta nel più classico dei saloon.
La donna viene brutalmente sfregiata, ma lo sceriffo – interpretato in modo superbamente viscido ed infido da G. Hackman – si limita a stabilire una multa per gli autori dell’aggressione, stabilendo che dovranno consegnare dei cavalli al proprietario del saloon.
Le altre prostitute, decisamente non soddisfatte dalla mancanza di una punizione esemplare per un atto di tale violenza, decideranno di prendere una diversa iniziativa…
In questo contesto si inserisce la figura di C. Eastwood, ex fuorilegge di leggendaria ferocia, oramai ritirato a vita casalinga nella sua fattoria con i due figli avuti dalla moglie, morta due anni prima a causa del vaiolo.
Il buon Clint alias William Munny, riceverà la più tipica delle “chiamate all’avventura” dal giovane “pistolero” Kid, trovandosi così a dover decidere tra la nuova strada intrapresa o una breve deviazione nel passato per poter assicurare ai figli un sostentamento.
Ad aiutarlo anche l’amico dei tempi andati, Ned, interpretato da un enigmatico ed ambiguo Morgan Freeman.
Da qui trae origine una storia davvero di spessore, che smonta i clichè del genere pur mantenendo un setting “rassicurante”, restando fedele ai capisaldi, ma reinterpretandoli per dare alla narrazione un’ispirazione ed un’aspirazione diverse.
I personaggi sono tutti schiavi, oltre che di un passato vanaglorioso e che li tormenta, soprattutto per quanto riguarda William, anche di una scarsa saldezza interiore.
Hanno seguito, o seguono, i loro istinti, anche quelli più bassi. Si sono rifugiati in un’istintualità cieca, perdendo dunque il nerbo necessario a fronteggiare la propria coscienza, ad agire secondo una morale o un’etica che risultano troppo difficili, troppo inaccessibili.
Non sono eroi. Sono sconfitti.
William, con i fantasmi di un passato fatto di alcool ed efferatezze, e una persistente paura della morte, è uno spettro, aleggia in questo mondo senza una meta. Dice a se stesso di non essere più quello di un tempo, ma non ha mai fatto i conti con il suo passato, ha solo cercato di oscurarlo, di relegarlo in un oblio nel quale però non vuole assolutamente essere ingabbiato, tornando ad assillarlo con immagini vivide.
Non è un uomo crudele, semmai è un uomo debole. Ha una sua morale, vive per i suoi figli e disprezza chi, come lo sceriffo, si fa forte di una posizione di potere. E’ consapevole della fragilità della natura umana. Ma non è un uomo saldo, risoluto. Ha paura, esita, e agisce in modo deciso solo sulla spinta di istinti primordiali, come la vendetta, o l’ubriachezza.
Little Bill, lo sceriffo interpretato da G. Hackman, è un uomo borioso, cui il potere ha conferito la sicurezza per dare sfogo alle sue frustrazioni. Solo davanti ad un uomo disarmato ed inerme, o legato o dietro le sbarre, può essere l’eroe che nella sua mente è. Cede facilmente alle tentazioni della fama – incarnate dallo scrittore biografo di fuorilegge e pistoleri vari, Beauchamp – e dimostra una tempra da smidollato, fino alla fine.
Non c’è spazio per l’onore al tramonto di una vita priva di una reale redenzione. Ma si può abbandonare la strada della violenza dopo averne appena assaggiato l’amaro sapore.
Una meravigliosa storia di vendetta, castigo, potere. Una condanna della violenza e degli aspetti più bassi della nostra natura, con uno spiraglio di luce, seppur piccolo, sulla possibilità di distinguersi e perseguire altre strade.
Ci ho visto, inoltre, anche un monito sull’effimera natura della fama, della notorietà, che spesso si basa su mitizzazioni prive di sostanza e che dura, a voler usare la metafora che il film incarna nel biografo Beauchamp, giusto il tempo di distinguere chi è il pistolero sopravvissuto all’ultima sparatoria, per poter dirigere su quest’ultimo le attenzioni prima magari rivolte alla sua vittima.
Ho trovato magistrale la capacità di creare situazioni di crescente tensione, come la scena tra lo sceriffo e Bob l’inglese davanti al barbiere o in prigione, affatto prevedibili o tempestate di clichè.
Eastwood – e lo sceneggiatore – prendono il genere e ne esaltano i punti di forza mostrandoci situazioni tipiche ma con qualche dettaglio diverso, personaggi tipici ma caratterizzati in modo decisamente peculiare, ambientazioni tipiche ma rinate a nuova vita.
Un film decisamente complesso e dai tanti contenuti, che merita di essere visto (come dimostrano – o forse no… – l’oscar al miglior film e alla migliore regia).
La colonna sonora, davvero cupa ed efficace (e di cui, da quanto ho letto, dovrebbe essere in parte autore lo stesso Eastwood) è molto bella.
La fotografia e la regia sono quanto mai efficaci.
E, soprattutto, gli interpreti sono stati SUPERBI. Lo sguardo di Eastwood dice più di quanto io abbia potuto scrivere in queste righe senza alcuna pretesa di efficacia.
Lo consiglio.

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Epitaffio del western / 7 Novembre 2012 in Gli spietati

Il western invecchia bene, come il whisky, ed Eastwood ne è la riprova. In realtà il suo film si presenta un po’ come una sorta di pietra tombale, di epitaffio del genere; ha in sè qualcosa di definitivo, oltre ad essere uno straordinario omaggio ai suoi maestri (Leone in primis).
Il vecchio West si spoglia dell’eroismo convenzionale, perchè non c’è nulla di eroico nell’ammazzare a sangue freddo. Il protagonista, l’ormai vecchio Will Munny, torna nella spirale della violenza dopo un cammino di redenzione tirato il più a lungo possibile, in memoria della moglie defunta ed in virtù dei due figli piccoli. Ma i soldi chiamano, il sangue pure. Assistiamo alla decostruzione di una integrità drammaticamente posticcia, una sovrastruttura morale che non appartiene al vecchio Munny ed al suo feroce passato.
Notevoli le interpretazioni; per signorile perfidia svetta quella di Bob l’ Inglese / Richard Harris (per lui una piccola ma pesantissima parte; egli rappresenta la profonda inutilità dell’arrivo trionfale, del gran personaggio e le sue eleganti colt, perchè spesso ciò che si reputa leggendario è sostanzialmente vano), e per repubblicana brutalità quella del tutore della legge Little Bill / Gene Hackman, forse nel ruolo migliore della sua onorata carriera.
Forse il film sarebbe stato perfetto se Eastwood non avesse ceduto alla “necessità” di un finale alla John Wayne, che in fondo sembra sempre un po’ rincuorante; esigenza di mercato o suo retaggio personale? Chissà.

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26 Dicembre 2011 in Gli spietati

Pochi registi negli ultimi anni hanno saputo realizzare davvero un western degno del passato. E sono prima di tutto loro stessi dei cowboys. Oltre ad Eastwood mi viene in mente solo Costner (e guarda caso i due si sono anche incontrati in uno di quei film di Eastwood che ben mettono in risalto il suo stile e le sue predilezioni). Questo è uno dei miglior western che ho visto perchè Eastwood, sa impugnare una storia ed una manciata di personaggi e farne molto di più. Predilige protagonisti con un passato da redimere, con un grosso fardello di peccati da scontare ed una forte umanità e li cala in un contesto che può apparire scontato ma che scontato non è. E’ dura decidere chi sia il buono e chi il cattivo in questo film (contrariamente alla maggior parte dei western), ognuno viaggia sul filo del rasoi, ognuno è borderline, nessuno davvero pulito, dal cowboy baro di RIchard Harris all’implacabile sceriffo di Gene Hackman (giustamente il migliore in campo), fino ai due ex compagni di scorreria (Eastwwod e Freeman). Un film duro e spietato e non per la violenza in sè ma per il peso del peccato che ognuno porta con sè (sia gli sfregiati che gli sfregiatori, che i vendicatori e anche i giustizieri).

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