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Recensione su Gli amanti crocifissi

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27 aprile 2011

Splendido film tristissimo e struggente.

Kenji MIZOGUCHI ambienta il film nel microcosmo di una tipografia dove impera un padrone forte della sua ricchezza e posizione sociale, marito infedele, scostante, uomo d’affari accorto, datore di lavoro spietato.
Il ritratto delle donne è delicato e preciso: c’è una madre che, soggetta dall’uso sociale e dalla tradizione, non ha pietà della sorte della figlia sposata solo per interesse, ma tutela un figlio libertino e continuamente in debito di soldi; c’è una moglie, che è stata oggetto di scambio per salvaguardare le finanze della famiglia di provenienza, che diviene una adultera perseguitata dalla polizia, un’amante che tramite un sentimento genuino e gratuito riconquista la sua individualità e il suo essere persona; una domestica, oggetto sessuale che passa dalla tirannia del padrone a quella del padre.
Il film riesce anche a descrivere le piccole lotte di potere attorno alla corte imperiale che usano persone e cose per denaro e per la propria scalata sociale.
Una prima crocifissione all’inizio del film viene seguita dalla disapprovazione morale degli astanti e si allunga come un’ombra premonitrice sui protagonisti; la seconda che chiude il film è invece percorsa da un sentimento di partecipazione e coinvolgimento, un movimento circolare e perfetto che nel contempo svela i moventi nascosti, i perché, la verità dietro le scelte degli individui e gli accadimenti del caso.

La cura delle inquadrature è sempre perfetta

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