Recensione su Gianni e le donne

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dell’egoismo / 7 marzo 2011 in Gianni e le donne

Di Gregorio non si smentisce, in questo omaggio al femminile non perde il suo sguardo critico e inappagato. Gianni è contornato da donne, la madre tirannica, l’ex moglie con la quale convive, la figlia, la vicina, tutte indaffarate e sempre di corsa, mentre lui, pensionato per forza, subisce il turbine delle loro vite.
Anche l’amico, il classico italiota inseguigonnelle, lo catapulta a pensare sempre e solo alle donne, magari in maniera più spiccia e concreta di quanto lui non faccia. Perché Gianni è un uomo gentile con i tempi dilatati, ammaliato dalla femminilità, quasi soggiogato da essa. Lo seguiamo accorrere alle bizze materne, seguire gli ordini domestici della moglie, assecondare le decisioni amorose e festaiole della figlia, fare piccole faccende per la vicina e poi cercare un incontro che sia o occasionale, le gemelle che però sono di passaggio, oppure trovato nei meandri del passato, l’amica di gioventù che si ritrova libera, ma stracolma di interessi o il primo filarino scolastico che deve partire all’alba per Parigi.
E intanto però la sua pensione evapora solo se si permette un nuovo vestito, i conti non tornano, la madre ne giudica l’insuccesso finanziario e lui sembra davvero perfetto solo in coppia con il ragazzo della figlia, uno di quei giovani che non studiano e non lavorano, “con i tempi di oggi”, il cui interesse è solo la musica e che verrà mollato di lì a breve.

Divertente e caustico, non risparmia nessuno, cattivello in modo sottile con tutti, con se stesso in primis e le sue debolezze mediocri, ma anche con il mondo accelerato delle sue donne che nulla in fondo vedono, se non se stesse: i suoi sono film che guardano agli egoismi degli individui, avviluppati spesso attorno al denaro

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