Recensione su Gianni e le donne

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19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Chiunque avesse visto il molto bello assai Pranzo di ferragosto non poteva fare a meno di mettersi a cercare questo secondo film di Di Gregorio, simpatico sessantenne che di solito fa l’aiuto regista e sceneggiatore di Garrone et alia, ma nei film suoi propri mette uno stile del tutto personale e riconoscibile. Gianni è uno sfaccendato che vive, in una calda estate romana, circondato da donne che lo angustiano, la vecchia madre, che lo opprime, chiede sempre favori e non sgancia mai, la moglie (ma vivono in stanze separate), la figlia che litiga sempre con fidanzato (che lui si trova puntualmente in casa) ecc. Ha una specie di crisi dei 60, e cerca in tutti i modi di trovarsi un amante. L’intero film è fatto di Gianni che vede forme prorompenti della fruttivendola e cose così, che ci prova maldestramente con la badante della madre, con la fidanzata delle medie, con chiunque, finendo sempre in bianco, per colpe sue o del destino o n’importe quoi. Detto così sembra altro ma è uno sguardo che riesce ad essere sia malinconico sia ironico sul tentativo di rinverdire i fasti di una giovinezza che se ne è andata. E a me ancora più mette tristezza perché anch’io mi innamora 30 volte anche solo a guardarle di 30 ragazze, basta percorrere tutta via Roma, e poi resto sempre in bianco.
Il tutto detto di un film che non pretende di essere nulla di che, se non grazioso e garbato e tendente al sorriso, però triste.

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