Recensione su Giallo napoletano

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Intrigo napoletano. / 7 aprile 2014 in Giallo napoletano

Gli intenti del film sono chiari fin dai titoli di testa, dove compaiono i ritratti fotografici di Hitchcock e di Totò: come i protagonisti di molte pellicole di successo del primo, un Mastroianni apparso un po’ stanco (Don Raffaele Capece) si trova suo malgrado coinvolto in un misterioso affare che, a più riprese, rischia di comprometterne l’incolumità; la storia, però, si discosta dal sentiero del film di genere criminale ben definito, grazie ad un buon dosaggio degli elementi umoristici, con un afflato non sempre ben calibrato di napoletanità.

La prima parte del film, con caratteri che riescono perfino a richiamare elementi letterari come la subterraneità del Bulgakov de Il Maestro e Margherita (un eccellente Peppe Barra richiama fortissimamente Azazello) vagamente ripresa anche da Loy in Mi manda Picone, è quella meglio riuscita: qui, Mastroianni è spaesato e spaventato e si inoltra nei meandri di una Napoli pericolosa ma, per chi segue le sue vicende, divertente che, esoterismi a parte, ricorda la Torino noir di A che punto è la notte di Fruttero e Lucentini.

Buono il meccanismo narrativo, con colpi di scena a ripetizione, un accenno ai melodrammi cinematografici con una suora che sa tanto di Yvonne Sanson e la presenza di una specie di caccia al tesoro in una vecchia villa che consente di inserire nel plot perfino dei precisi riferimenti storici.

Visti i suoi trascorsi famigliari, è divertente sentire Peppino De Filippo dire che a lui il Natale non è mai piaciuto.
Ornella Muti, indubbiamente bellissima, resta per me un busillis cinematografico.

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