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Recensione su Ghostbusters - Acchiappafantasmi

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Un cult indimenticabile / 4 gennaio 2016 in Ghostbusters - Acchiappafantasmi

Commedia fantasy-horror assolutamente geniale per quei tempi (era il 1984), ancora oggi Ghostbusters non perde un briciolo del suo splendore vintage.
Una pellicola diventata cult grazie ad una serie di fattori assolutamente memorabili, molti dei quali entrati nell’immaginario collettivo di diverse generazioni: il main theme della colonna sonora, composto e cantato da Ray Parker Jr. e diventato uno dei brani pop-rock più epici e riusciti della storia della musica per il cinema; la Ecto-1, l’automobile più sgangherata e mitica che fosse passata davanti ad una macchina da presa fino a quel momento; il quartier generale ubicato in una caserma di Tribeca, New York City, che nessun visitatore della Grande Mela può esimersi dall’andare ad ammirare; il mega-omino della pubblicità marshmallow che terrorizzerà la città nel finale; l’immortale logo con il fantasma intrappolato in un segnale di divieto.
Ghostbusters è un film scanzonato e surreale, che non si prende mai sul serio, limitandosi a fare quello che il cinema molto spesso dimentica di fare: intrattenere.
Il clima di goliardata tra amici che si respira per tutto il film ha davvero pochi eguali, e non è per nulla artefatto se si considera che due degli attori principali, Dan Aykroyd (Ray) e Harold Ramis (Egon) sono proprio coloro che hanno dato vita a tutto il progetto, proponendo il soggetto e scrivendo la sceneggiatura, nonché inventandosi tutto l’armamentario kitsch – trappole, zaini protonici, ecc. – che costituiscono l’attrezzatura dell’acchiappafantasmi.
All’affiatato duo (anche se l’idea, a dire il vero, era partita dal solo Aykroyd) si aggiunge un Bill Murray assolutamente a suo agio nel ruolo del dott. Venkman, sebbene la parte fosse stata inizialmente pensata da Aykroyd per il suo amico John Belushi, prematuramente scomparso due anni prima dell’uscita della pellicola.
Murray è anzi il più spigliato del quartetto (che include anche il Winston di Ernie Hudson) e soltanto le fantastiche battute forbite di Egon gli tolgono la palma di personaggio più umoristico.
A proposito di Egon, una menzione merita l’ottimo doppiaggio italiano di Mario Cordova, che adotta un’irresistibile voce nasale.
Per il resto, le meravigliose scenografie e le location newyorkesi (tra cui quelle alla N.Y. Public Library) completano il quadro di una pellicola che difficilmente cadrà nell’oblio, nonostante l’inesorabile trascorrere degli anni.

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