Recensione su Ghost Son

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Ritorno di Lamberto Bava al mondo dell’horror e del soprannaturale con risultati non troppo soddisfacenti. / 30 Marzo 2021 in Ghost Son

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ritorno di Lamberto Bava al mondo dell’horror e del soprannaturale con risultati non troppo soddisfacenti, un thriller scipito che cade ben presto nella noia e nel “già-visto”.
Storia di base presa in prestito da “Ghost” di Zucker(lo stesso Bava ha ammesso di essersi apertamente ispirato a questo film) con una venatura horror che con l’avanzare dei minuti si fa sempre più ridicola, oltre che incoerente, agli occhi dello spettatore(l’idea del neonato posseduto non è poi così male, però ipotizzare l’incattivimento del fantasma perché lei non ha avuto la forza d’animo o il coraggio o quel che si voglia pensare di seguirlo mi sembra decisamente un tantino assurdo).
Un’ora e mezzo abbondante di film che scorre in modo troppo lento, senza particolari scene clou, senza alcun pathos, risolvendo poi il tutto con il classico “happy-end” fatto di buoni sentimenti.
La scena poi del geyser di vomito da parte del bimbo, copiata ovviamente da “L’esorcista” di Friedklin, è quanto mai ridicola, così come il neonato che parla con la voce del padre defunto.
Gli attori sono più che validi, anche se non sfruttati come si deve, Pete Postlethwaite si vede pochissimo, mentre Laura Harring, la mora di Mulollhand Drive, sembra piuttosto convincente nel suo ruolo.
Gli effetti speciali di Sergio Stivaletti sono, come sempre, di ottimo livello così come la fotografia di Giovanni Canevari e le musiche di Paolo Vivaldi, ma in generale non si può di certo considerare questo “Ghost Son” come un film riuscito, anzi tutto il contrario.

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