2014

Gemma Bovery

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Gemma Bovery
Gemma Bovery

Martin è un tranquillo panettiere di provincia, appassionatissimo delle opere di Gustave Flaubert al punto che, quando scopre che i nuovi vicini di casa inglese fanno di cognome Bovery, richiamando quello della sua amata eroina Emma Bovary, inizia a frequentare assiduamente la coppia.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Gemma Bovery
Attori principali: Gemma Arterton, Jason Flemyng, Fabrice Luchini, Elsa Zylberstein, Isabelle Candelier, Niels Schneider, Mel Raido, Pip Torrens, Kacey Mottet Klein, Edith Scob, Philippe Uchan, Pascale Arbillot, Marie-Bénédicte Roy, Christian Sinniger, Pierre Alloggia, Patrice Le Mehauté, Marianne Viville, Gaspard Beaucarne, Jean-Yves Freyburger
Regia: Anne Fontaine
Sceneggiatura/Autore: Pascal Bonitzer, Anne Fontaine, Posy Simmonds
Colonna sonora: Bruno Coulais
Costumi: Pascaline Chavanne
Produttore: Philippe Carcassonne, Faye Ward
Produzione: Francia
Genere: Drammatico, Commedia, Romantico
Durata: 99 minuti

I love Normandia / 5 Luglio 2018 in Gemma Bovery

Film leggero e senza pretese, arricchito però dalle splendide location in Normandia, tutta boschi, villaggi rustici e tranquillità.

Bello! / 29 Novembre 2015 in Gemma Bovery

Film delizioso, guidato dal mattatore istrionico Luchini che, con abilità, simpatia e bravura ci accompagna alla scoperta della vita edei segreti della bella gemma bovery ( una perfetta e candida Gemma Artenton). Bella fotografia come anchenle musiche. Ottimi anche i comprimari. Anne Fontaine é una regista che le storie le sa raccontare molto bene senza... continua a leggere » mai annoiare, utilizzando sceneggiature mai banali ( vedi two mothers). Con Luchini é davvero difficile sbagliare, é un po' un re mida, qualunque cosa tocca diventa ORO.

1 Febbraio 2015 in Gemma Bovery

Per Fabrice Luchini, la letteratura diviene ancora una volta materiale di contrabbando, che passa per un processo di disgregazione volta all’attualizzazione concreta della stessa. Un esperimento già tastato dall’attore francese in “Molière in bicicletta”, e che stavolta è riproposto dalla regista Anne Fontaine in “Gemma Bovery”, una commedia... continua a leggere » incasellata in tanti piccoli equivoci che la trascinano in sprazzi di mystery. Mentre nella storia di “Madame Bovary” Gustave Flaubert scelse di moltiplicare i punti di vista, complice il flusso storico e le influenze dell’analisi scientifica, nel film è solo uno sguardo a prevalere, ovvero quello del protagonista: Martin, un panettiere, un mancato letterato la cui passione si configura in un inusuale profilo feticista ai confini di un erotismo fine a se stesso e al piacere più cerebrale che sessuale.

Questa sua egemonia spinge Martin a vigilare e manipolare, esercitando il controllo sia sul suo quotidiano, che ormai sguazza nella noia più tombale, sia sulle questioni altrui più o meno tragiche e intricate, in particolar modo quelle riguardanti i suoi nuovi vicini inglesi dai nomi letteralmente (o letterariamente, per così dire) inequivocabili. Egli, bovarista per eccellenza, interviene quale demiurgo di una realtà che non gli appartiene, ma alla quale al contempo assiste: diviene a tutti gli effetti un regista-spettatore, come fu per James Stewart ne “La finestra sul cortile” (un riferimento rutilante che nella cinematografia si reitera con un senso di assoluta necessità) o meglio, per rimanere fedeli alla comicità di Martin, come fu per Woody Allen in “Misterioso omicidio a Manhattan”. Seppure questa premessa sia mediamente convincente e stimoli l’intrattenimento, nel film rimane di fatto l’unico caposaldo di tutta la struttura, il che comprende i dialoghi, sottili ma considerevolmente instabili.

Dialoghi inseriti in una sceneggiatura che risente di falle ricucite alla bell’e meglio, e di personaggi alterati sia in termini riduttivi, per cui la loro rilevanza è pari a zero, sia enfatizzati, come nel caso della stessa Gemma Bovery, che si aggira per luoghi ed eventi in tutta la sua inverosimiglianza provocatoria (e non provocante, come si vorrebbe dare ad intendere). “L’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge”, come sfuggono nello stesso modo effimero pagine e pagine della vera Madame Bovary, uno degli archetipi femminili per eccellenza, consapevolmente colpito e annientato. Rimane solo Martin: lui, i suoi libri, il profumo del pane, e tutti i piccoli piaceri che il suo personaggio sa trasmettere, turbamenti compresi. Speriamo le sue vicende si fermino lì, e che non ci vada di mezzo una certa Anna Karenina…

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