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Recensione su La sposa turca

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27 febbraio 2014

Contro il muro. Ecco quale sarebbe il titolo originale del quarto film di Fatih Akın, regista tedesco di origine turca. Ennesimo titolo instupidito dalla traduzione italiana, quasi al livello dell’abominevole Se mi lasci ti cancello.

Un film che parla fondamentalmente d’amore, ma che è ben lontano dai classici romantic movies di cui Hollywood ci ha ormai saturato.
La Sposa Turca affonda le sue radici innanzitutto nell’interpretazione impeccabile dei suoi attori principali, Birol Ünel, nato davvero a Mersin come affermato nel film e Sibel Kekilli, al suo primo debutto lontano le telecamere della pornografia.

Un film carico d’emotività sviluppato sull’incontro necessario tra due persone che altrimenti sarebbero morte se non si fossero mai conosciute.
Da un lato Sibel, giovane turca soffocata dalla famiglia, ma che vorrebbe vivere e godersela secondo le sue regole. Dall’altro Caiht, sbandato di mezza età, ancora distrutto per la morte della moglie.

Due vite allo sbando, che inseguono l’autodistruzione come unica via di fuga, la “coppia ideale” da unire in matrimonio. Che poi sarebbe un finto matrimonio per liberare almeno Sibel dal peso di vivere, identificato nelle tradizioni culturali/ideologiche del suo paese d’origine.

Akin ricostruisce due esistenze passate e future intorno un sentimento più o meno corrisposto, più o meno sentito, arricchito da un vortice di sentimenti e sensazioni vastissimo e coinvolgente.
Il cui finale imprevedibile rende pienamente giustizia a quanto visto.

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