1997

Gattaca – La porta dell’universo

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Gattaca – La porta dell’universo
Gattaca – La porta dell’universo

In una società futura alcuni figli nascono con l'aiuto della tecnologia genetica per ottenere prestazioni ottimali e prevederne le future condizioni di salute. Vincent invece, concepito naturalmente, vive con una insufficienza cardiaca ereditata dal padre. Questo svantaggio non lo fermerà dal proposito di essere ammesso a Gattaca, l'ente aerospaziale che si occupa delle missioni interplanetarie, accessibile solo all'elite dei cosiddetti validi, gli individui dotati di corredo genetico perfetto.
mandelbrot ha scritto questa trama

Titolo Originale: Gattaca
Attori principali: Ethan Hawke, Jude Law, Gore Vidal, Uma Thurman, Alan Arkin, Xander Berkeley, Jayne Brook, William Lee Scott, Loren Dean, Ernest Borgnine, Tony Shalhoub, Una Damon, Elias Koteas, Maya Rudolph, Elizabeth Dennehy, Blair Underwood, Mason Gamble, Vincent Nielson, Chad Christ, Clarence Graham, Carlton Benbry, Grace Sullivan, Ken Marino, Cynthia Martells, Gabrielle Reece, Ryan Dorin, Dean Norris, Russell Milton, George Marshall Ruge, Steve Bessen
Regia: Andrew Niccol
Sceneggiatura/Autore: Andrew Niccol
Colonna sonora: Michael Nyman
Fotografia: Slawomir Idziak
Costumi: Colleen Atwood, Robert Q. Mathews
Produttore: Danny DeVito, Michael Shamberg, Stacey Sher
Produzione: Usa
Genere: Thriller, Fantascienza
Durata: 106 minuti

Bellissimo ma… / 6 Aprile 2017 in Gattaca – La porta dell’universo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

finale troppo positivo, che m'ha deluso. Credendo di trovarmi davanti ad un film "distopico", mi disturba molto l'happy ending.

La perfezione ha bisogno dell’imperfezione / 24 Aprile 2016 in Gattaca – La porta dell’universo

È il suo esordio ed ancora a oggi il suo film più importante, se escludiamo la scrittura del capolavoro “The Truman Show”: con “Gattaca” nel 1997 Andrew Niccol firma un’opera visionaria, e creativa, dentro quel bacino illimitato e sempre più sperimentale che offre la fantascienza. Le atmosfere, gli ambienti minimalisti, le situazioni, i... continua a leggere » dinamismi della narrazione e della macchina da presa assoggettata a questa, sono elementi chiari di una fantascienza caratterizzante gli anni ’80 e ’90, che forse si era andata un po’ perdendo. Quel genere che non voleva solo essere ludico e percettibilmente coinvolgente, ma che desiderava raccontare la realtà, trasfigurandola, o trasportandola in mondi apocalittici, ma non troppo utopici: intercettare un destino, un futuro, per porre in essere una riflessione sul presente.
Il film di Niccol è questo. È la storia di una società frazionata, discriminante, capace di ergere muri e barriere a partire dal codice genetico, che può avere il lusso di creare l’individuo perfetto, senza difetti, o consente la scelta del partner ideale, intelligente, bello, dotato e con una lunga aspettativa di vita. Spaccando così l’umanità in due parti. È la storia, quindi, di un “non valido” che cercherà di ricondurre i propri sogni dentro una logica puramente umana, spirituale e sentimentale: il Vincent di Ethan Hawke incarna l’audacia e la forza dell’ambizione e del coraggio, la consapevolezza di potercela fare, nonostante i numerosi sforzi “anarchici”. Il suo sogno è viaggiare nello spazio, per farlo deve entrare in Gattaca, azienda che gestisce i voli aerospaziali, dentro la quale possono lavorare solo i “validi”, i sani, quelli dal QI superiore alla media, i forti. Assumerà allora la personalità di uno di loro, Jerome (Jude Law), costretto ormai per un incidente a vivere su una sedia a rotelle, che lo aiuterà nella realizzazione di un desiderio che diventa anche interamente suo. Un omicidio ad una settimana dalla partenza per Titano, minerà fortemente alle fondamenta il lavoro e il sacrificio di una vita, consentendo alla sua vera natura di non restare celata, e di rivelarsi: prima alla donna che ama, che lo accetterà per quello che è, ricordando che amare è tutta una questione di vedere la perfezione nell’imperfezione, e il contrario; poi anche al dottore, che tuttavia fin dal primo test periodico sulle urine riservato ai dipendenti aveva intuito la sua frode. Salirà su quell’astronave consapevole che è stato Vincent a farcela, e non il “perfetto” Jerome.
Il contrasto con il fratello più piccolo di lui di due anni, ma nato “artificialmente” e quindi “scelto” dai genitori, quindi migliore di lui, racchiude il centro del messaggio del film: la loro sfida che facevano fin da ragazzi, di nuotare a mare aperto fino a che uno dei due non si fosse stancato, e avrebbe dunque perso, è vinta per la seconda volta nel finale del film da Vincent. La prima vittoria, da giovane, aveva convinto Vincent a poter riuscire nella vita, a poter vedere la meta, e a poterla raggiungere. Nella seconda vittoria, invece, viene svelato il segreto del successo, di come sia riuscito ad arrivare a quella meta, di come abbia potuto rendere reale il suo sogno: non risparmiando energie per il ritorno, nuotando sapendo che doveva dare tutto solo per “arrivare” e vincere. Vivere senza guardarsi indietro, e senza pensare al futuro, ma solo all’obiettivo da raggiungere. L’imperfezione vince se si costituisce dei valori della vera perfezione: il sacrificio, l’abnegazione, l’amore.
Anche la società costruita intorno a Truman è pensata per essere perfetta: ne evaderà alla ricerca della verità che può esistere solo tra le pieghe (o piaghe) di un mondo imperfetto, ma reale; il mondo di “In Time” muterà la distinzione di “validi” e “non validi” in “immortali” e “mortali”: e anche qui l’esponente di una classe darà modo all’esponente dell’altra di scoprire il superamento di tale discriminazione nelle logiche semplici e devastanti dell’amore; e lo stesso soldato Tommy di “Good Kill”, interpretato guarda caso da Hawke, è alla ricerca di un punto di unione tra “essere ciò che si è” ed “essere ciò che si fa”.
La fotografia che si serve di pochi toni di colore, asettica e algida come le interpretazioni degli attori, le geometrie visive, inquadrano l’apparente perfezione, che sbatte su i primissimi piani dei dialoghi, sulle inquadrature del cielo, sui gesti d’amore, sulle azioni non lineari del protagonista: e ne esce con le gambe rotte. Non il film di Niccol, pietra preziosa, che si incastona perfettamente nella fantascienza più alta. E riuscita.

sottovalutato secondo me / 11 Marzo 2013 in Gattaca – La porta dell’universo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Davvero un ottimo film, passato in secondo piano purtroppo. Come sempre Jude Law riesce a spiccare sopra gli altri, bravetto anche Ethan Hawke. Concordo con gli altri per Uma Turman, anche se io parto un po' prevenuta per il semplice fatto che non mi è mai piaciuta tantissimo (chiedo perdono ai fan). In fondo molte persone odiano Tom Hanks (ancora devo... continua a leggere » capire il perchè).
Mi irrita un po' che Jude Law venga messo in fondo ai titoli di coda quando in realtà compare tra i protagonisti.
Mi è piaciuta soprattutto la parte finale, dove si vede il dialogo con il dottore che aveva sempre saputo la sua vera identità :)

Gattaca vedendolo oggi… / 9 Gennaio 2013 in Gattaca – La porta dell’universo

un film di sicuro non uscito di recente (1997) che però parla di un futuro che paradossalmente si sta avvicinando. Il regista Andrew Niccol è lo stesso di In time e evidentemente una qualche passione per il futuro e il genere umano ce l’ha. La storia è ben strutturata, il protagonista (Ethan Hawke) è molto bravo nonostante non mi sia mai piaciuto... continua a leggere » tantissimo, il suo ruolo è quello del protagonista nato in maniera non controllata ne stabilita per questo gli viene negata un esistenza agiata e consona alle sue capacità mentali. Jude Law interpreta invece chi, con i suoi fluidi corporei, permetterà a Vincent ( Ethan Hawke) di realizzare il sogno di viaggiare nello spazio, permettendogli di usare la sua identità. Nel ruolo della protagonista femminile invece, Irene, troviamo una Uma Thurman che non mi ha propriamente convinto. Molto brava lo stesso a rimanere impassibile e algida come richiedeva il ruolo. Semplicemente forse non mi ha proprio convinto il suo personaggio, forse poco importante rispetto a ciò che Vincent trasmette e vuole essere in questo film e il messaggio che riporta. Il film in generale mi è piaciuto molto, è molto avvincente, probabilmente avrei scelto diversamente alcune scene, alcune inquadrature non mi sono piaciute e i colori erano troppo spenti secondo me. Il cast invece l’ho trovato molto interessante e credo che Jude Law sia definitivamente nella lista dei miei attori preferiti. 8/10 stando forse un po’ di manica larga e ampiamente consigliato.

L’uomo “non-valido” e la lotta per inseguire il proprio destino. / 7 Marzo 2012 in Gattaca – La porta dell’universo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il tema centrale del film è la genetica, il futuro della razza umana, la determinazione (come, del resto in Truman Show), accanto agli altri aspetti (discrimazione, paura per il futuro, ecc). La messa in scena è originale e perfetta, ma la vera forza del film sono i tanti momenti di pura poesia: il rapporto di Antony con i genitory, la rivalità con il... continua a leggere » fratello Vincent, il confronto con un "ex valido" abituato ad essere perfetto ma non per questo felice (Jude Law, ex campione olimpico ora invalido). Indimenticabili alcuni momenti: in mare, quando Antony dice a Vincent :"Vuoi sapere come ho fatto ad arrivare fino a qui? Non risparmiando mai le energie per tornare indietro". E alla fine, quando il medico confessa di aver sempre saputo la verità su Antony : "Non ti ho mai raccontato di mio figlio. Sai, non è come mi avevamo promesso...tu per lui sei un mito". Raccontata in modo avvincente dall'inizio alla fine, la storia di Antony è l'elogio definitivo della capacità dell'uomo di essere davvero indipendentemente da qualunque condizionamento esterno. Perchè il destino di ognuno non è scritto nelle stelle, ma dentro di noi.
Unica pecca del film: a volte in alcuni dialoghi si rasenta il limite del banale e alcuni movimenti/comportamenti dei personaggi sono troppo marcati e irreali. Ad esempio quando Irene ripete e "scimmiotta" la stessa scena recitata precedentemente da Antony/Jerome.
Però il film rimane un capolavoro e ,dopotutto, il gioco vale la candela.

L'interpretazione di Jud Law è, come spesso accade, ottima. Uma Thruman invece l'ho trovata finta, ingessata, relegata in un personaggio che non le piace, nascosta in un angolino di un film a cui manca una donna con le palle. Una delusione...stavolta la cara Uma a toppato di brutto.
Voto 8: film stupendo, uno di quelli che non guarderesti mai perchè il titolo è semplicemente orribile e perchè non ne hai mai sentito parlare....ma il bello è questo: scoprire un nuovo piccolo capolavoro ancora quasi sconosciuto e troppo poco apprezzato. Sarei tentata di dare 8 e mezzo per Jude Law.