Recensione su Gangs of New York

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28 Ottobre 2013

Quasi novant’anni dopo Nascita di una nazione di David Wark Griffith, Scorsese scuote l’America con i retroscena della sua controversa storia, in un truculento delirio di violenza e morte.
Il paragone con il capolavoro del muto non é azzardato: i temi del razzismo, del multiculturalismo e della difficile costruzione delle fondamenta di una Nazione, ritornano nel progetto scorsesiano, seppur quest’ultimo consacrato anche (e soprattutto) a fini commerciali, meno noti ai tempi di Griffith.
Un film decisamente controverso, da prendere o lasciare: scomodo nelle veritá che a tratti distilla, inadatto agli impressionabili, stordisce con la sua violenza gratuita, che non sconfina mai (per fortuna) nello splatter, riuscendo piú che altro indigesta da un punto di vista strettamente etico.
Una regia che ho apprezzato moltissimo, a differenza di altre più asciutte di Scorsese, il quale probabilmente mai come in questa pellicola sbizzarrisce la propria creativitá con la macchina da presa.
Qualche pecca di sceneggiatura, che non ho gradito e che ritengo fuori luogo: da alcune derive religiose, a tratti eccessivamente marcate, alla love story di turno, per non scontentare gli amanti del genere.
Capitolo attori. Monumentale Daniel Day Lewis: interpretazione fantastica, istrionica al punto giusto; un’espressivitá che rasenta la perfezione (anche se, a onor di cronaca, c’é chi l’ha ritenuta indigesta). Mediocre Di Caprio, scelto probabilmente (o sicuramente) sulle ali del successo del Titanic (negli anni a seguire per fortuna crescerá a livello interpretativo, emancipandosi, parzialmente, dall’etichetta di belloccio).
La Diaz fa da mobilio.
Scenografia splendida di Ferretti. La New York di metá ottocento ricostruita a Roma negli studi di Cinecittá (una parte del set é ancora visitabile per chi passa da quelle parti).
La guerra civile, le rivolte del popolo contro i ricchi, sedate dagli spari della milizia… quella che diventerá la più grande cittá del mondo messa a ferro e fuoco dai suoi cittadini (e dai suoi governanti).
E poi l’oblio, che cancella tutto e tutti, protagonista della suggestiva scena finale.

7 commenti

  1. Stefania / 29 Ottobre 2013

    Se t’interessa, questo è uno dei testi usati da Scorsese per documentarsi sull’argomento: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=388490927888380&set=a.299975616739912.66236.127711627299646&type=3&theater
    Nonostante sia a tratti ripetitivo, non è una cattiva lettura.

    Per quanto riguarda Di Caprio, dissento dalla tua teoria (giusto per fare due ciance…). Non sono una sua fan e in questo film non mi è piaciuto, ma non credo sia stato scritturato solo “sulle ali del successo del Titanic”: direi che, dai tempi del naufragio, di acqua sotto i ponti ne fosse passata abbastanza e che Di Caprio avesse già dimostrato in altre pellicole di non essere un cattivo attore (boh, penso a Poeti dall’inferno, La stanza di Marvin e The Beach. E, poi, quello stesso anno, uscì anche Prova a prendermi, dove -secondo me- se la cava davvero bene 🙂 ).

  2. hartman / 29 Ottobre 2013

    Grazie per la dritta, @stefania. Scorsese è un grande ritrattista dei “bassifondi” newyorkesi e già lo aveva dimostrato, sebbene in chiave moderna, con Mean Streets, film che mi è piaciuto un sacco.
    Quanto a Di Caprio, in questo film l’ho trovato troppo fuori luogo. Secondo me non era il suo film e quando allora mi chiedo perchè lo abbiano scritturato per un ruolo così, mi viene in mente che tra fine anni 90 e inizio anni 2000 Di Caprio era “quello di Titanic”.. ora l’etichetta se l’è tolta, ma in allora mi pare di ricordare che fosse così. Poi hai ragione, in The beach mi è piaciuto e anche in Poeti dall’inferno, ma quelli erano ruoli per lui, questo assolutamente no. Chissà che capolavoro sarebbe venuto con un attore all’altezza di Day Lewis nella parte di Amsterdam!!!

  3. hartman / 29 Ottobre 2013

    Bella domanda, @stefania
    probabilmente fossi stato il responsabile del casting (magari!) ci avrei messo un johnny depp…
    anche se mi rendo conto che:
    a) è fisionomicamente simile a Day Lewis (capello scuro, sguardo profondo), il che forse non va bene;
    b) è un attore poco scorsesiano..
    e tu?

    • Stefania / 29 Ottobre 2013

      Mumble mumble… se il film dovesse essere girato oggi, James McAvoy, forse. O Micheal Pitt (che, comunque, dal punto di vista della fisionomia, mi ricorda vagamente Di Caprio, e allora mi sa che sono stata traviata…).

      • hartman / 29 Ottobre 2013

        ehm, ho detto all’altezza di Day Lewis!!! 😉
        Diciamo che in questo film qualunque attore avrebbe avuto vita dura con un Day Lewis così in forma!
        Depp ha 50 anni, ma al tempo in cui fu girato Gangs of n.y. ne aveva meno di 40 e poteva essere tranquillamente “ringiovanito” (vedi Pirates of the Caribbean, che, se non sbaglio, è successivo a Gangs of n.y.)..

        • Stefania / 29 Ottobre 2013

          >.< McAvoy e Pitt, però, sò bbravi! :D (D.D.Lewis è un "mosCtro", è difficile pensare a qualcuno in grado di reggere la scena con lui. Però, Paul Dano, ne Il petroliere ce l’ha fatta, secondo me 😉 )

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