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Recensione su Fury

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16 giugno 2015

Diciamo che il Daily Mail, nel definire Fury “il miglior film di guerra degli ultimi trent’anni”, ha chiaramente preso un abbaglio colossale.
Basterebbe dire che negli ultimi trent’anni sono usciti film di guerra come Full metal Jacket, Platoon, Salvate il soldato Ryan, La sottile linea rossa, Il Pianista (solo per citarne alcuni).
La pellicola non è male, sia chiaro. Un buon film di guerra che si concentra su un aspetto spesso poco considerato: quello degli ultimi giorni che precedono la fine di una guerra, quando, nonostante i giochi sembrino già fatti, la battaglia prosegue, cruda e violenta, e i morti continuano a cadere, da una parte e dall’altra.
Scene cruente e dettagli stomachevoli non si risparmiano, in modo molto verosimile.
Non così verosimili, invece, alcuni punti della sceneggiatura, con certe parti (soprattutto il finale) un po’ forzate e che fanno gridare all’americanata.
Sembra che Ayer, proponendo questo soggetto (sua anche la regia e la sceneggiatura), abbia voluto fondere l’eroismo-pulp tarantiniano di Inglourious Basterds alla rappresentazione verosimile della guerra di Spielberg in Saving Private Ryan.
Per il resto, buona l’interpretazione degli attori (tra cui un Brad Pitt che sembra non invecchiare mai) e la cupa fotografia, adeguata al contesto, di Roman Vasyanov.

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