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Recensione su Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus

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Incontri d’Animus / 4 settembre 2011 in Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus

Un film che ho visto quasi per caso, ma che mi ha lasciato un’impronta di quelle indelebili. Un film di grande sensibilità registica: inquadrature, dettagli “dimessi” ma presenti, tagli e luci… ombre, direi soprattutto ombre, visto che in fondo è ciò di cui si parla: un viaggio all’interno di quel sé ambiguo, selvaggio, inquietante, eppure potente e sopratutto essenziale da trovare, scoprire, contattare se non si vuole vivere una vita fatta di nulla. Una trama che regge perfettamente e segue il percorso tematico della scoperta della propria vera natura, Diane Arbus o no (per certi versi è irrilevante che sia proprio lei, un contorno; reggerebbe benissimo anche se la protagonista fosse “solo” una donna, una qualunque, certo, una di quelle che “corrono con i lupi”).
Insomma, per chi ama il cinema simbolico, interiore, poetico.
Imperdibile. Un’esperienza del profondo. Per notti buie (notti di velluto), avvolgenti, toccanti. Pochi hanno la fortuna di viverle sul serio. Una fortuna che va cercata. Con perseveranza. Con passione. Ma risponde. Sempre. (E il cinema ne è così spesso consapevole complice…)

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