Recensione su Full Metal Jacket

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9 luglio 2011

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Caro sergente Hartman,dato che dici di esser un duro ma giusto e di esserti prodigato a trasformarci in macchine da guerra e a me ( palla di lardo ) in particolare di avermi fatto diventare un cecchino infallibile credo non ti dispiacerà se alla fine del corso di addestramento ti piazzo una pallottola ( full metal jacket ) in mezzo al petto…Kubrick con glaciale razionalità riflette sul ruolo dell’uomo in guerra dividendo il film in due parti distinte e separate,la prima con geometrica precisione mostra l’addetramento e suoi effetti sulle reclute lasciando briglia sciolta ad un bravissimo Lee Ermey ,la seconda centellina la tensione giocando molto sull’ironia dei soldati ( che per sopportare l’inferno in cui sono catapultati si lasciano andare a commenti sarcastici e totalmente scorreeti politicamente su ogni argomento possibile )per poi eslodere nel finale con il magistrale episodio del cecchino viet ( dove la totale identificazione coi marines viene poi ribaltata con la raggelante scoperta della vera identità del soldato nemico) il utto utilizzando ralenty di straziante e agghiacciante bellezza,la chiusura vedrà i soldati intonare la canzone di topolino con sullo sfondo il rossore degli incendi, ennesimo, stupefacente capolavoro del regista americano.
Frase da ricordare :” sono già nella merda! “

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