Recensione su Full Metal Jacket

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26 marzo 2011

Il profluvio d’invettive scurrili che il sergente istruttore sputa in faccia alle reclute, durante l’addestramento per diventare marines, è senz’ombra di dubbio diventato una sequenza cult. citata in chissà quanti film, usata come suoneria, imparata a memoria da esteti dell’ ingiuria, è impossibile non esserne rimasti impressionati !
Ma non credo che il fine del regista fosse quello di creare un siparietto comico, da usare come introduzione a un film di guerra. Quella logorroica sequela di minacce e insulti truci, urlata in tono quasi cantilenante, di un offensivismo gratuito e fine a sé stesso, immerge senza alcun preavviso lo spettatore in una dimensione grottesca e allucinata. Il campo d’addestramento è una realtà a sé stante; non ancora guerra ma nemmeno società, è un limbo dove le regole della civile convivenza sono abiurate in nome dell’indottrinamento.
La ferocia parossistica del sergente hartman ci aiuta a capire quale processo sta avendo luogo. Depersonalizzate e galvanizzate, le reclute perdono parte di sé stesse per trasformarsi in killer, cioè nel tipo di soggetto che troverà la sua espressione nella seconda parte del film.
La macchina di morte è frutto di un lavoro scientifico. Prima che la guerra radichi definitivamente questa trasformazione, era già stata impostata da una società che genera i suoi mostri.
Ma può capitare che perda il controllo di uno di essi.
Nella seconda parte, quegli stessi ragazzi si trovano ad affrontare il disastro cui erano stati preparati, l’ inferno del Vietnam. Evocativa, l’ultima immagine: la truppa che marcia compatta intonando quell’assurdo‘ viva topolin’, rende bene l’idea di un punto di follia senza ritorno.
Full metal Jacket se la gioca con Apocalypse Now come miglior film di guerra di sempre. La pellicola di Coppola è forse più curata esteticamente, più coreografica e ricca di colori . Kubrick invece ha creato un Vietnam grigio e polveroso, forse meno realistico in senso stretto, ma più opprimente. Il campo di battaglia finale potrebbe passare per una qualsiasi zona di guerra, di un qualunque conflitto moderno: rovine, palazzi distrutti, desolazione (mi sembra di aver letto che ha girato nella periferia londinese), come se volesse sottolineare quanto tutti i banchi da macello si assomiglino

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