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Full Metal Jacket

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Full Metal Jacket

Full metal jacket / 5 Settembre 2017 in Full Metal Jacket

“Full metal jacket”, sono queste le ultime parole uscite dalle labbra di “Palla di Lardo” prima dello sguardo penetrante e metafisico che dimostra quanto l’esasperazione data da quelle condizioni cambino un uomo.
Ennesimo capolavoro di Kubrick che a modo suo ci racconta la guerra del Vietnam.
Ma come al solito emerge il lato umanitario del regista, che ci mostra quanto la vera guerra sia a livello umanitario e interiore, causando mutazioni, sopratutto a livello di mentalità e approccio con la vita da parte dei soldati.
8 maestro.

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Tra le rovine di Hué / 4 Agosto 2017 in Full Metal Jacket

Certi grandi classici chiedono solo di essere rivisti, di tanto in tanto. Quello che secondo me è il miglior film sul Vietnam di sempre (io lo trovo superiore a Apocalypse Now) è sezionabile chirurgicamente in due parti ben distinte, di cui la memoria collettiva ha dimostrato forse maggior affezione verso la prima, ovvero la terribile formazione di un Marine sotto il famigerato Sergente Maggiore Hartman; lo sguardo “finale” di Vincent D’Onofrio alias Palla di Lardo, così iperreale ma così penetrante, è giustamente un’icona del cinema di Kubrick. Io preferisco comunque di gran lunga la seconda parte, in particolare le stupefacenti scene della caccia al cecchino vietnamita; ottima la fotografia di Douglas Milsome, che nei credit non compare con la consueta dicitura di “direttore della fotografia” ma come lighting cameraman (fu promosso da Kubrick dopo aver fatto la second unit per Alcott in Barry Lyndon), grandiosa la scenografia che propone le rovine di Hué in un panorama suburbano londinese, nei pressi di una centrale del gas, tra macerie, fumo e incandescenze come in un paesaggio post-apocalittico.

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20 Ottobre 2013 in Full Metal Jacket

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

secondo film di Kubrick che ho visto (il primo è stato Arancia Meccanica), secondo film che mi lascia perplessa. Ma andiamo con ordine. La prima parte è bellissima! Mi ci sono infervorata! Certo in alcuni momenti vorresti crepare a terra per le troppe risate (ma vogliamo parlare di “qui vige l’uguaglianza, non conta un ca**o nessuno!”?) ma mi ha fatto riflettere tantissimo e alla fine quando Palla di Lardo uccide il sergente Hartman sono rimasta sconvolta (più per il significato della scena che per l’avvenimento in sè e per sè). Interpretazione di Vincent D’Onofrio MAGISTRALE! Purtroppo la seconda parte (che è anche la più lunga) non è all’altezza della prima, e alla lunga annoia. Anche perchè tutto sommato non mi è sembrata niente di particolare o originale. Nel complesso un film dai temi molto forti che però presenta una caduta di stile dalla prima alla seconda parte, e per di più non mi piace il passaggio di alcune scene troppo nette (un pò come su youtube fanno quei mix della serie “il meglio di”)

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Un classico / 28 Giugno 2013 in Full Metal Jacket

immortale sempre da vedere.

Non ci sono vie di mezzo, quindi la faccio io / 23 Giugno 2013 in Full Metal Jacket

Vedo voti che vanno, senza intermediari, dal 9 o addirittura dal 10 al 3, nonostante la maggior parte sia comunque positiva.
Non sono concorde: non vedo né un capolavoro né uno sfacelo totale, solo un film discreto e abbastanza sopravvalutato.
L’unica cosa che davvero mi è rimasta impressa è la faccia del “soldato Palla di Lardo”, prima, durante e dopo la trasformazione fino ad arrivare alla pazzia: ottimo attore, impressionante! *devo però ammettere di aver esultato al pestaggio del “ciotto stordito”… mea culpa*
Per il resto… sceneggiatura divertente perché volgarotta, ma sostanzialmente vuota nella prima parte, e completamente contraddittoria nella seconda: chi parte col dare l’impressione del soldato “nato per uccidere”, o semplicemente di quello che si diverte a trapassare uomini, donne, bambini e anziani per puro divertimento e con una faccia che riesce perfettamente ad esprimere godimento nell’azione, si rivela poi fedele alla squadra e leale con i compagni fino alla fine, rischiando la propria vita senza indugiare; chi invece parte come Joker, incapace di concepire la strage che i compagni fanno senza troppe preoccupazioni, finisce per diventare “quello che per primo nel suo palazzo voleva uccidere qualcuno”.
Qual è il senso? La guerra trasforma e niente di quello che sembra realmente è?
BHO. Beati voi che siete riusciti ad amare questo film troppo o troppo poco: a me non ha fatto effetto.

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21 Giugno 2013 in Full Metal Jacket

Il titolo rimanda alla pallottola blindata in dotazione ai marines: l’assurdità dell’essere umano e dei suoi giochi di guerra è tutta lì; prima che nello sparare per uccidere, prima che nell’imparare a usare il fucile, è nell’esistenza stessa di una pallottola.

13 Gennaio 2013 in Full Metal Jacket

Forte metafora sulla guarra del vientam, la sutpidità umana e la stessa de-umanizzazione dell’uomo. Adoro le immagini chiare e brillanti del Vietnam londinese.

La guerra di Kubrick / 25 Giugno 2012 in Full Metal Jacket

Bisognerebbe andare all’apice della cultura americana della guerra,del conflitto,del dolore e dell’autorità,per comprendere veramente quest’immensa epopea bellica di un Kubrick strepitoso.Questo tassello nel suo immenso puzzle di conoscenza,Kubrick lo dedica all’esplorazione della violenza e all’esternazione fugace di essa.Ma Kubrick non si serve della guerra come veicolo per raccontare una vera e propria storia di guerra.Kubrick punta alla parte esterna alla guerra,alla preparazione del conflitto,all’addestramento dei soldati.Addestramento devastante e impressionante,dove il simbolo del potere massimo,l’autorità militare prepara delle macchine da guerra per la macelleria del Vietnam.Il soldato Joker sa che la guerra (non) è bella,anche se fa male,come cantava De Gregori,no.Il sergente istruttore è un automa della socirtà americana,un uomo(se così si può chiamare) dedito alla decomposizione umana del cervello,per una preparazione serrata ad un qualcosa di inevitabile(in questo momento).Il soldato Palla di Lardo non è attento alle regole,è un illuso,un bonaccione.Catapultato all’inferno diventa un corpo privo di vita.Così come Joker,o come il soldato Biancaneve.Tutte pedine nelle mani di un mondo che non sa smettere di fare del male,o non vuole.Un mondo che non si è rassegnato alla sua bellezza e che quindi cerca di (auto)distruggersi,mandandosi messaggi subliminali o liminali con frequenza costante.Non ci sono eroi,solo martiri.Ma i martiri a Dio,non gli hanno fatto mai cambiar giudizio,diceva Gaber.E aveva pienamente ragione.La contemplazione dell’Altissimo è dovere dell’istruttore,che agisce nel nome di un Dio invisibile,che nelle macerie del Vietnam non mette piede e gira gli occhi verso il nulla.Verso uno spazio bianco.Forse,la miglior sequenza di questo capolavoro è la genesi del soldato semplice Palla di Lardo:Stanco delle angherie dell’istruttore,si ribella e nasce come soldato perfetto.Quando capisce di non riuscire a sopportare la sua nuova vita si fa carnefice di sè stesso.Un respiro ampio apre le fondamenta del Vietnam,dove si svolge la seconda parte del racconto di quel geniaccio di Kubrick.Si cambia tono,ma non realtà.Non ci stiamo addestrando,ora siamo cresciuti,ora combattiamo.Ma perchè combattiamo?Chi siamo?Cosa vogliamo?Sono domande senza senso,una risposta non l’avrai mai.Ma è meglio se continui a farle,perchè di altre non ne hai.Non è una contemplazione della bellezza della vita,quella di Kubrick,come in altri film di guerra(“La sottile linea rossa” su tutti).Anzi.”Full Metal Jacket” è un grido disperato verso un’umanità che si è pian piano smarrita,e che come icona ha la distruzione di massa,senza alcuna pietà per nessuno e per niente(Quando il soldato Joker domanda,nell’orrore del Vietnam,a un soldato se uccide anche donne o bambini,questo gli dice che sono molto più facili da colpire,in quanto corrono meno in fretta e sono bersagli elementari).Un mondo senza scampo dalle insidie di sè stesso.Kubrick,probabilmente,realizza il suo capolavoro.Una lucida riflessione sulla follia umana e su di una violenza collettiva senza ragione e senza scopo alcuno.Macelleria pura.E allora,i soldati Joker,Biancaneve,Palla di Lardo e gli altri,con gli sguardi cari a Kubrick(quello che hanno al massimo della loro cruda realtà,gli ominidi di “2001”,il Nicholson di “Shining” e l’Alex DeLarge di “Arancia Meccanica”) potrebbero essere i nostri padri,i nostri nonni,i nostri figli,o i figli dei nostri figli.Un mondo del genere può produrre soltanto del marcio,senza dubbio.Un mondo in cui l’Onnipotente ci ha voltato le spalle e ci guarda,magari sorridendo.Ma non è il Dio che ci hanno insegnato a venerare e rispettare.Esso è il God of War.Il Dio della Guerra.L’ultima sequenza di questo profetico capolavoro rappresenta il massimo del Kubrick pensiero,ampliato al reale.I soldati(così chiamati quando sono partiti,ora il loro nome è reduci,per dirla alla Faletti del bellissimo “Io sono Dio”,ambientato in Vietnam e che,probabilmente,deve moltissimo a questo grandissimo film) concludono la loro marcia,mentre nell’aria riecheggia una delle più famose melodie di Topolino.Un piccolo omaggio alla cultura americana delle origini.Quella da conoscere,se si vuole sul serio comprendere la bellezza di Full Metal Jacket.Forse,nella top 10 dei migliori film della storia del Cinema.Senza dubbio,nella top 5,dei film del mio cuore.Voglio concluderla qui questa recensione,perchè forse sono stato un pò logorroico,con una piccola riflessione:Che futuro c’è in un mondo in cui la violenza(Egitto,Libia,Siria)continua ad essere l’unico veicolo di comunicazione con le altre parti del mondo?Meditate,uomini,meditate.A mandarvi questo invito,è un certo Stanley Kubrick.

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kubrik calante… / 15 Maggio 2012 in Full Metal Jacket

uno dei meno riusciti del grande kubrik

Il mio primo di Kubrik / 28 Marzo 2012 in Full Metal Jacket

Il mio primo e per ora unico film di Kubrik.
I miseri spezzoni di Arancia Meccanica,visionati su Youtube,non mi hanno spinto a vederlo completamente quindi,lode a Full Metal Jacket.I primi 40 Minuti sono ad alto voltaggio,capaci di tenerti incollato allo schermo grazie anche all’immenso carisma sprigionato dal Sergente Hartman.La seconda parte del film offre un affresco che,a mio parere,si distacca un po troppo dalla vera vita di campo che appare fatta di donne facili,offese gratuite ai comandanti e qualche eccitante sparatoria.Tuttavia il film rimane interessante fino alle battute conclusive,con un finale accattivante.Bene così!

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Chi c°°°o ha parlato?! / 23 Febbraio 2012 in Full Metal Jacket

Dei film di Kubrick che ho visto, è quello che mi piace meno, anche se ovviamente è un capolavoro.Non mi è mai andata giù la scelta della caratterizzazione vocale italiana del sergente Hartman:di fatto, per la prima mezz’ora diventa un film comico, cosa che in originale non è affatto, anzi.

5 Gennaio 2012 in Full Metal Jacket

A me personalmente Kubrick non piace. Lo osannano a destra e a manca come uno dei più grandi Maestri del cinema, ma in genere i suoi film non mi dicono nulla. Ecco, questa è l’eccezione che conferma la regola; questo infatti è un film che mi ha parlato di tantissime cose.
L’insensatezza della guerra. La paura di esserci. Il sentirsi inadeguati. L’impotenza davanti alla morte. La pietà per le sofferenze di un “nemico”.
Sono contenta che esistano le eccezioni.

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troppo bello^^ / 8 Dicembre 2011 in Full Metal Jacket

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Soldato Joker: “Sei proprio tu, John Wayne? E io chi sarei?”
Sergente Hartman: Chi ha parlato? Chi ca**o ha parlato?! Chi è quel lurido stronzo comunista checca e pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno eh?! Sarà stata la fatina buona del cazzo! Vi ammazzo a forza di ginnastica, vi faccio venire i muscoli al buco del culo che ci potete succhiare il latte senza cannuccia! Allora, sei stato per caso tu brutto stronzo?

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9 Luglio 2011 in Full Metal Jacket

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Caro sergente Hartman,dato che dici di esser un duro ma giusto e di esserti prodigato a trasformarci in macchine da guerra e a me ( palla di lardo ) in particolare di avermi fatto diventare un cecchino infallibile credo non ti dispiacerà se alla fine del corso di addestramento ti piazzo una pallottola ( full metal jacket ) in mezzo al petto…Kubrick con glaciale razionalità riflette sul ruolo dell’uomo in guerra dividendo il film in due parti distinte e separate,la prima con geometrica precisione mostra l’addetramento e suoi effetti sulle reclute lasciando briglia sciolta ad un bravissimo Lee Ermey ,la seconda centellina la tensione giocando molto sull’ironia dei soldati ( che per sopportare l’inferno in cui sono catapultati si lasciano andare a commenti sarcastici e totalmente scorreeti politicamente su ogni argomento possibile )per poi eslodere nel finale con il magistrale episodio del cecchino viet ( dove la totale identificazione coi marines viene poi ribaltata con la raggelante scoperta della vera identità del soldato nemico) il utto utilizzando ralenty di straziante e agghiacciante bellezza,la chiusura vedrà i soldati intonare la canzone di topolino con sullo sfondo il rossore degli incendi, ennesimo, stupefacente capolavoro del regista americano.
Frase da ricordare :” sono già nella merda! “

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26 Marzo 2011 in Full Metal Jacket

Il profluvio d’invettive scurrili che il sergente istruttore sputa in faccia alle reclute, durante l’addestramento per diventare marines, è senz’ombra di dubbio diventato una sequenza cult. citata in chissà quanti film, usata come suoneria, imparata a memoria da esteti dell’ ingiuria, è impossibile non esserne rimasti impressionati !
Ma non credo che il fine del regista fosse quello di creare un siparietto comico, da usare come introduzione a un film di guerra. Quella logorroica sequela di minacce e insulti truci, urlata in tono quasi cantilenante, di un offensivismo gratuito e fine a sé stesso, immerge senza alcun preavviso lo spettatore in una dimensione grottesca e allucinata. Il campo d’addestramento è una realtà a sé stante; non ancora guerra ma nemmeno società, è un limbo dove le regole della civile convivenza sono abiurate in nome dell’indottrinamento.
La ferocia parossistica del sergente hartman ci aiuta a capire quale processo sta avendo luogo. Depersonalizzate e galvanizzate, le reclute perdono parte di sé stesse per trasformarsi in killer, cioè nel tipo di soggetto che troverà la sua espressione nella seconda parte del film.
La macchina di morte è frutto di un lavoro scientifico. Prima che la guerra radichi definitivamente questa trasformazione, era già stata impostata da una società che genera i suoi mostri.
Ma può capitare che perda il controllo di uno di essi.
Nella seconda parte, quegli stessi ragazzi si trovano ad affrontare il disastro cui erano stati preparati, l’ inferno del Vietnam. Evocativa, l’ultima immagine: la truppa che marcia compatta intonando quell’assurdo‘ viva topolin’, rende bene l’idea di un punto di follia senza ritorno.
Full metal Jacket se la gioca con Apocalypse Now come miglior film di guerra di sempre. La pellicola di Coppola è forse più curata esteticamente, più coreografica e ricca di colori . Kubrick invece ha creato un Vietnam grigio e polveroso, forse meno realistico in senso stretto, ma più opprimente. Il campo di battaglia finale potrebbe passare per una qualsiasi zona di guerra, di un qualunque conflitto moderno: rovine, palazzi distrutti, desolazione (mi sembra di aver letto che ha girato nella periferia londinese), come se volesse sottolineare quanto tutti i banchi da macello si assomiglino

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