Recensione su Fucking Åmål

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18 marzo 2011

E’ una pellicola superiore alla media. Getta uno sguardo molto preciso sulla vita e la psicologia degli adolescenti, stretti fra l’incomunicabilità con gli adulti, che hanno perso la prospettiva dei figli e della loro vita da giovani, l’apatia generazionale, il consumismo e il mondo massificato della televisione. Le parti dedicate ai ragazzi da soli, quando giocano, si incontrano, si ubriacano, quando sono cattivi e mettono insieme tutte quelle logiche escludenti verso chi ricopre le posizioni inferiori della loro gerarchia di gruppo, quando parlano di sesso e amore sono bellissime.
Presa diretta e camera a mano, i ragazzi parlano e si svelano così pericolosamente fragili e catturati in meccanismi di vita che li distruggono, è il racconto di una generazione senza prospettive, senza obiettivi, senza aspirazioni. Ottimi tutti i ragazzi. Ovviamente al centro ci sono principalmente storie d’amore che si intrecciano, sensibilità diverse, paure e dolori, un gran bisogno di essere amati, il terrore di rimanere soli. E il disagio, la solitudine, la noia, il nulla e la disperata fuga da esso sono resi in maniera davvero realistica.
Molto delicata e bella la storia lesbica che smuove le acque del paesino, delle famiglie, della scuola e i rapporti all’interno del gruppo dei ragazzi, ma la diversità è presente in altre parti del film, senza buonismi e senza retorica.

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