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Recensione su Frozen - Il regno di ghiaccio

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Beware the frozen heart / 19 settembre 2014 in Frozen - Il regno di ghiaccio

{N.B. Recensione completa su: http://leanimesalve.wordpress.com/2014/09/16/frozen-beware-the-frozen-heart/}

«[…]Quello delle “principesse Disney” sembrava un archetipo ormai definito da molti anni, cristallizzato in un sistema di codici ideologici ed estetici tipicamente americani e ben noti anche agli spettatori d’oltreoceano. Gli attribuiti sono tanto visivi, quanto narrativi e musicali: l’eroina è riconosciuta dal momento in cui scioglie i suoi lunghi capelli al vento, quando canta nella foresta o quando sogna qualcosa che è ben oltre la sua portata. Allo stesso modo, il suo universo morale è costruito contrapponendo personaggi buoni a cattivi estremamente riconoscibili; a parte pochissime eccezioni, infatti, streghe, stregoni, matrigne e sacerdoti vodoo si conquistano la parte di antagonisti, mentre le principesse, i loro aspiranti pretendenti e piccoli e simpatici compagni animali si identificano immediatamente come le eroine e i paladini del Bene. Sebbene nel corso degli anni tali specifiche siano state aggiornate, riviste e rielaborate per conformarsi a un’ideologia più contemporanea, l’essenza della formula Disney per le proprie protagoniste e le loro storie è rimasta pressoché intatta.

Tutto questo fino al 27 novembre 2013, quando gli studi animati Disney rilasciano sul mercato il loro 53° classico e l’ultimo tassello del brand “principesse”, ossia `Frozen – Il Regno di Ghiaccio`. Il film, realizzato in computer grafica e diretto a quattro mani da Chris Buck e Jennifer Lee, sbanca al botteghino, realizzando il maggiore incasso della storia del cinema nella sua categoria e, seguentemente, aggiudicandosi due Oscar, come miglior prodotto d’animazione e miglior canzone.
Cosa ha potuto promuovere un tale travolgente successo? Cosa ha reso `Frozen` un vero e proprio capolavoro di genere?»

«[…]Protagoniste di tutte le vicende sono due sorelle, Anna ed Elsa, che il destino ha portato essere diversissime fra loro; tanto quanto Anna è ottimista, solare, fiduciosa e sempre pronta a sacrificarsi per il bene del prossimo, tanto Elsa rifugge dalla compagnia altrui e solo nella propria solitudine è in grado di sentirsi veramente libera: terrorizzata da anni passati a nascondersi per celare il potere che la rende in grado di manipolare il ghiaccio e il freddo, è incapace di vedere un lato positivo nel proprio futuro e ciò la porta ad allontanarsi anche dalle persone che ama di più, come la sua stessa sorella. Diverse come l’estate e l’inverno, eppure, proprio come la due stagioni, indispensabili l’una per l’altra. E’ quando Anna e Elsa sono insieme che, infatti, siamo in grado di scorgere la loro vera natura: le barriere caratteriali, il rancore e la paura si abbattono, per dimostrare come anche le persone più diverse abbiano tutte bisogno della stessa cosa, ovvero di essere amate. E’ questa necessità comune, universale, che i personaggi di `Frozen` inseguiranno per tutta la narrazione, mascherata come un necessario viaggio di ricerca per salvare la cittadina di Arendelle dal suo destino “congelato”.»

«[…]La decisione di trasformare Elsa da villain principale a una protagonista che dovrà imparare ad amare ma soprattutto a controllare il proprio straordinario potere, è il vero punto di svolta che rende il suo personaggio estremamente realistico e `Frozen` una pellicola dall’inaspettata profondità. A differenza di tutte le altre fiabe, infatti, il male non è evidente o immediatamente riconoscibile, ma, al contrario, risiede e si alimenta all’interno della sua stessa eroina. Tale condizione verrà esplicata dalla sottile iconografia rintracciabile in tutta l’opera: il castello di ghiaccio costruito Elsa, per esempio, muterà colore a seconda degli stati d’animo della sua padrona – dal blu della serenità, al rosso e al giallo della rabbia e della paura – e, allo stesso modo, gli eventi climatici seguiranno il peregrinare delle sue emozioni; di rara bellezza è, in proposito, il climax finale, nel quale una terrorizzata Elsa cerca di nuovo di fuggire da Arendelle, quasi soverchiata dalla terrificante tormenta di neve che lei stessa è stata capace di creare. La doppia personalità di Elsa verrà inoltre incarnata dai due personaggi a cui ella donerà la vita dopo essere diventata regina: Marshamallow, un terrificante e inarrestabile mostro di ghiaccio, e Olaf, il piccolo pupazzo di neve amante dei “caldi abbracci”, simbolo dell’innocenza pura e della gioia dell’infanzia.

E’ così, dunque, che l’intero arco narrativo di `Frozen` inizierà e si concluderà in armonia con lo sviluppo di Elsa. Sì, Anna è un’eroina affascinante e incantevole, eppure in conclusione rimarrà sostanzialmente fedele alla propria natura: l’amore che nutre per sua sorella, infatti, mai desisterà, anche se frustrato o tradito, e le sue peripezie romantiche costituiranno una lezione importante da apprendere, ma collaterale a quella che è la sua missione principale. Al contrario, Elsa sarà protagonista di uno sviluppo completo, che la renderà un personaggio autentico e imperfetto allo stesso tempo; anche se giungerà ad abbracciare la sua vera natura, infatti, Elsa avrà ancora molto da imparare: potrà ancora nuocere alle persone e nel scegliere la sua strada avrà necessariamente bisogno del suo popolo e dei suoi cari, gli unici che le permetteranno di non rimanere mai più sopraffatta dalla propria solitudine.»

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