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Recensione su Frequency - Il futuro è in ascolto

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18 febbraio 2011

Grande film, emozionante.
Non ha senso discutere se il susseguirsi degli avvenimenti segua una qualche logica o se invece cada in paradossi temporali, perché il tempo è invenzione umana, non esiste. Non si può pretendere di conoscerne le regole.

A grandi linee la trama è questa.
New York 1969, il pompiere Frank Sullivan (Dennis Quaid) dimostra di essere un grande eroe, che in maniera sconsiderata mette in pericolo la sua vita per salvare quelle degli altri. A casa è un fan accanito dei Mets, un marito fortunato e il padre orgoglioso del piccolo John (il suo grande capo).
Per motivi sconosciuti, con l’avvento dell’aurora boreale l’attività magnetica terrestre è più forte del solito e Frank, radioamatore, si rende conto di poter parlare con persone molto lontane.
Di colpo è il 1999. Dopo 30 anni vengono ristabilite le stesse condizioni fisico-ambientali.
Il 36enne John (James Caviezel), diventato poliziotto alla omicidi, per caso ritrova la radio di suo padre e si mette a parlare con un radioamatore fan dei Mets. Quello che è strano, è che quest’ultimo parla di partite del ’69 come se ancora dovessero essere giocate. I due si lasciano, la telecamera inquadra l’uomo… è Frank.
Frank è incuriosito dalla nuova conoscenza e tenta di mettersi di nuovo in contatto con lui. Dopo qualche equivoco e incredulità generale, John capisce che sta parlando col padre morto in servizio e vuole provare a salvargli la vita.
Ma qualcosa va storto: il serial killer delle infermiere, che avrebbe dovuto fermarsi nel ’69, ha continuato a uccidere…

Il film è davvero bello, ma la scena che preferisco è quella in cui Frank lancia un filo elettrico sul caffè (chi ha visto sa perché). Quella calma, quella fredda determinazione, quella forza. Sorrideva!

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