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Recensione su Frankenstein

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FRANKENSTEIN di J. Searle Dawley, USA, 1910. / 1 maggio 2011 in Frankenstein

Il libero adattamento del romanzo Di Mary Shelley si apre con Frankenstein, giovane studente, che saluta il padre e la fidanzata per intraprendere gli studi universitari.
La sua segreta ambizione è quella di creare un essere umano e finalmente una notte il suo sogno si realizza, ma con suo stesso raccapriccio, invece di un prodigio di bellezza fisica e di grazia, gli si dispiega davanti agli occhi un orribile mostro, ripugnante nei modi e nell’aspetto. Appena si rende conto di ciò che ha fatto Frankenstein si precipita fuori dalla stanza come impazzito e ben presto sviene accanto al proprio letto.

Un paio di settimane più tardi, grazie alle amorevoli cure del padre e della fidanzata, si rimette in forze e in salute. E’ come se qualcuno a questo punto ci suggerisse che il mostro non è altro che la scissione dell’anima di Frankenstein, resa possibile dalla sopraffazione del male sulla sua mente geniale… ma andiamo avanti.

Il tempo passa e il suo matrimonio sta per avere luogo. Una sera, mentre è seduto in biblioteca, alza gli occhi verso lo specchio innanzi a sé e vi nota il riflesso del mostro che sta entrando nella stanza. Tutto il terrore del passato gli ripiomba addosso reso ancor più pungente dall’arrivo improvviso della fidanzata, la quale – soave e ignara – non nota (per fortuna!) il goffo ma efficace tentativo del suo amato di nascondere dietro a un separè l’orribile creatura. Non appena la fanciulla se ne va, il mostro (che sta seguendo il suo creatore con la devozione di un cane) aggredisce Frankenstein gettandolo a terra, gli lacera il cappotto e con rabbia evidente alza lo sguardo sullo specchio confrontandosì così per la prima volta con la propria immagine riflessa dalla quale scappa sgomento. Il Male che incontra il Male.

Non riuscendo, tuttavia, a vivere lontano dal suo Creatore il mostro fa ritorno a casa Frankenstein proprio la sera delle nozze in un’atmosfera da resa dei conti. La sposa, visto il mostro, fugge via urlando e corre a gettarsi tra le braccia dello sposo, svenendo subito dopo. A questo punto Frankenstein non può evitare di affrontare il MOSTRO e cioè la rappresentazione corporea del concetto stesso di male ed è proprio davanti allo specchio della biblioteca, come attraverso una finestra aperta su due mondi, che si consuma il ritorno alla normalità: la metà diabolica dello scienziato si dissolve contorcendosi, contrastata dalla forza dell’amore e del bene. Un lieto fine che strizza l’occhio alla vicenda del Dott. Jekyll e di Mr. Hyde e che rende a più di 100 anni di distanza questo piccolo film – per anni ritenuto perduto – un gioiello della cinematografia.

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