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Recensione su Francofonia

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Guardare avanti non è un peccato / 4 gennaio 2016 in Francofonia

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Cosa resta, una volta che Cechov e Tolstoi si siano addormentati sul letto di morte? Da rivolgere lo sguardo verso l’Europa, seguendo il filo che indissoluto attorciglia le culture russa e francese. Sokurov dalle molteplici vesti qui crea un documentario che non lo è, innervato di una sottostoria dalla Storia tratta, il rapporto tra Metternich e un tipo che si chiamava tipo Jajajajoujajoujimmy, un tedesco e un francese che ebbero il compito, dalle rispettive parti, di conservare i tesori del Louvre sotto l’occupazione nazista. Vorticano nel montaggio immagini di repertorio, a ricostruire un’epoca, altre di metacinema di Sokurov che fa un film su Sokurov che fa un film ecc, altre ancora volte unicamente ad aggiungere (stratificare) allegorie alla narrazione, la nave carica di quadri in balia del mare è 1,10,100, 1000 and so on Louvre in balia della storia, e anche il finale dell’Arca russa non era dissimile. Quel film è l’appiglio da cui partire per chi si accosta a questo nuovo, da cui diverge per la ricerca estetica più compiuta e concisa. Si percepisce invece qui l’ammirazione, velata di malinconia, e lo stupore genuini per la stratificazione di Storia e memoria europee. Il nocciolo, la noce e domanda retorica dell’autore, è che cosa saremmo noi senza cultura, radici, l’arte del ritratto e senza l’istituzione che di tutto ciò è il contenitore, vascello temporale, il museo. Mentre Napoleone e Marianna fantasmeggiano di notte per le sale deserte, uno ossessionato da se stesso e la grandeur perdue e l’altra che ripete a nastro la triade lib ega frat (un po’ fulminati entrambi eh? Ma hanno vite intense vissuto), mentre passano uno Gericault e una Nike di Samotracia, senza ordine è ripercorsa la vicenda dei due uomini suddetti, l’infanzia, la vecchiaia, con inserti e digressioni molto echiane (come ca**o si dirà?). Sugli assiri, su un tizio amico suo in mezzo al mare ma un po’ tonto e forse non doveva partire. Non esita il regista a intervenire direttamente, con e sui suoi personaggi, a interpellarli e informarli. Il più europeo dei russi, si potrebbe dire, con la pecca, già nell’Arca, di essere solamente, appassionatamente rivolto al passato, fino al rischio di apparire nostalgico. Pur se la memoria è la base, non si aprono squarci di prospettiva futura, verso cui la Storia, e ogni storia, staglia e proietta un’ombra.

2 commenti

  1. Sgannix / 10 gennaio 2016

    @tragicomix : A Sokurov evidentemente piace paragonare i musei a navi in balia del mare che cercano di salvare la cultura portadola chissà dove. Qui però alla fine la nave affonda, non è confortante.

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