Recensione su Frailty - Nessuno è al sicuro

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Bella prova da regista dell’attore Bill Paxton, che ci regala un horror inquietante e disturbante / 8 settembre 2011 in Frailty - Nessuno è al sicuro

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

E’ una notte lunga e scioccante quella che attende l’agente dell’Fbi Wesley Doyle. Un uomo, Fenton Meiks (a cui dà volto un convincente Matthew McConaughey), si presenta nel suo ufficio sostenendo di sapere chi è l’assassino, denominato “La mano di Dio”, che sta mietendo vittime nel Texas. Fenton rivela a Doyle che il serial killer che sta terrorizzando la gente è suo fratello, Adam, che però non è più punibile per gli omicidi che ha commesso perché – sempre stando a quanto dichiara Fenton – una settimana prima si è suicidato sparandosi un colpo in testa. Questo, però, non è tutto. L’uomo, infatti, continua il suo racconto ritornando indietro con la memoria di vent’anni, quando lui e Adam erano ancora piccoli, in particolare a una notte in cui il loro padre li svegliò improvvisamente per dirgli che un angelo gli era apparso per comunicargli che avrebbe dovuto intraprendere una missione: quella di liberare il mondo dai demoni.
E mentre fuori comincia a piovere a dirotto, Fenton riferisce anche di quando suo papà, il giorno dopo che gli si presentò l’angelo, tornò a casa con le “armi magiche”, ovvero un paio di guanti e un’accetta, grazie alle quali, secondo il padre di Fenton, loro tre avrebbero potuto individuare e uccidere definitivamente le persone possedute dai demoni.
Un uomo, rimasto vedovo con due figli piccoli di cui deve prendersi cura, asserisce che un angelo gli è comparso in sogno per annunciargli che avrebbe dovuto eliminare i demoni dalla faccia della Terra; dopodiché lo stesso impone ai propri bambini di aiutarlo a compiere la sua missione, ma mentre uno dei due segue alla lettera i suoi ordini, l’altro – che considera il suo genitore un invasato – si oppone rifiutando con tutte le sue forze di rendersi complice della sanguinosa carneficina che egli intende mettere in atto. Raccontando una storia simile, il rischio di cadere nel ridicolo era grande, ma la sceneggiatura (firmata da Brent Hanley), fortunatamente, riesce a trattare il tutto senza scadere nella banalità.
Negli ultimi anni il cinema horror ha subito una deriva trash che ha generato prodotti che definire di scarsa qualità è un eufemismo.
In un’epoca in cui ci vengono propinati film dell’orrore scritti con la mano sinistra (quando va bene), che non fanno altro che mostrare torture di ogni tipo (vedi l’interminabile saga di “Saw”, ma pure “Hostel”), una pellicola come “Frailty” rappresenta un’eccezione ben accetta.
L’attore Bill Paxton (che ha recitato in celebri film come “Aliens” di James Cameron e “Il buio si avvicina” di Kathryn Bigelow, oltre che in “Qualcuno sta per morire”, un piccolo gioiello, dimenticato dai più, diretto da Carl Franklin), qui al suo esordio nella regia, è riuscito nell’impresa di realizzare un horror inquietante, violento e disturbante senza quasi mai far vedere una goccia di sangue (quasi perché soltanto in una scena il sangue scorre copioso). Questo film, quindi, dimostra che è ancora possibile realizzare horror intelligenti, senza ricorrere alle violenze gratuite dei titoli sopra citati.
“Frailty”, poi, parla di temi tutt’altro che banali quali la fede religiosa e il conflitto padre-figlio, che qui scoppia con una violenza inaudita tra Fenton e il suo genitore: il rapporto contrastante tra queste due figure diventa preponderante, tanto da innervare la pellicola di una tensione costante che in non poche scene raggiunge livelli quasi insostenibili (occhio a quella in cui Fenton si ribella al padre che gli ordina per l’ennesima volta di uccidere una persona).
Oltre che nelle vesti di regista, Bill Paxton convince pure in quelle di interprete, offrendo una bella prova nella parte di un uomo che si crede un “messaggero di Dio”. “Frailty” è un horror angosciante e sconvolgente. E il colpo di scena finale (molto ben architettato) è di quelli che non si dimenticano facilmente.

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