Recensione su Fräulein - Una fiaba d'inverno

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Il cinema favolistico interpretato dalla commedia italiana / 26 Maggio 2016 in Fräulein - Una fiaba d'inverno

In un paesino del Sudtirol, ricoperto da una neve abbondante, c’è, un po’ defilato, un vecchio affittacamere chiuso per lavori, dove vive in solitudine la padrona Regina (Lucia Mascino): donna sulla quarantina chiusa in sè stessa e scontrosa con chi prova ad avvicinarsi a lei. Sulla terra sta per abbattersi un’intensa tempesta solare, che promette di incidere sui segnali radio ed elettromagnetici e non di meno sugli umori delle persone. Proprio a ridosso della tempesta solare si presenta alla porta di Regina un signore con una valigia: vorrebbe alloggiare in una delle stanze per un po’ di tempo, ma non sa che l’attività è chiusa, e quindi si inventerà uno stratagemma per essere ospitato. La convivenza forzerà la conoscenza e Walter (Christian De Sica) scombussolerà ben presto l’equilibrio fatto di solitudine e acidità della burbera Regina.
Caterina Carone, con un passato da documentarista, si cimenta per la prima volta in un lungometraggio di finzione. Dichiarando apertamente di ispirarsi a Tim Burton e Clint Eastwood (singolare tentare un connubio tra così diversi e caratteristici modi di fare cinema) cerca di tessere una trama tra il favolistico e il reale. In questo senso i termini di paragone ai due registi potrebbero ritrovarsi in Big Fish e Gran Torino. Del primo abbiamo una spinta all’astrazione paradossale, alla messa in scena di personaggi di contorno eccentrici, leggeri ma simbolici; del secondo vi è il protagonista, ermetico, introverso, scontroso ma che racchiude in sé una forza che è allo stesso tempo dolcezza. Con il passare dei minuti il film riesce a disvelare i caratteri dapprima celati della protagonista, e lo fa con una sensibilità tutta femminile, inedita nei tratti e nello stile, almeno nel cinema nostrano.
Il tentativo azzardato di far rientrare la commedia nella narrazione da favola (presenti anche un “c’era una volta” e una voce narrante fuori campo poco invasiva) si risolve felicemente disvelando una storia sincera e dal gusto dolce, senza scadere nella storia d’amore forzata, piuttosto esplorando l’amicizia tra un uomo e una donna con i tratti inediti di cui abbiamo già detto.
Un Christian De Sica che ogni tanto (come dice sua moglie) si “pulisce” dalla sua faccia da cinepanettone, ci allieta con una prova attoriale sulla giusta misura, senza purtroppo togliere da sé lo spettro di una battuta che lo spettatore si aspetta, ma che fortunatamente non arriva mai: è lo scotto da pagare per la sua recidiva filmografia. Compone insieme a Lucia Mascino un quadretto da incorniciare, un cinema quasi francese che però è piacevolmente e straordinariamente italiano.

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