Recensione su Flight

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La tua colpa in ogni creazione / 18 Novembre 2020 in Flight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una partenza folle con l’acceleratore premuto per la prima mezz’ora di film. Zemenkis non ci mente, ci mostra subito un Whip stordito, con le bottiglie di vodka sul comodino, e con le strisce di coca pronte all’uso in una camera disfatta. Whip non sembra particolarmente a suo agio finché non si trova a pilotare l’aereo. Allora diventa cosciente, sta sul pezzo, sta sul suo mezzo, l’aereo è l’unico posto in cui si sente sicuro, che lo fa sentire sicuro. Lì non andrebbe in crisi nemmeno durante una catastrofe e non lo fa.
CRASH
La catastrofe, tutto rallenta. Ci sono dei responsabili, sono morte delle persone, anche se in minor numero rispetto a quanto ci si aspettava. Il protagonista è un americanone tutto di un pezzo come Denzel Washington , dalla straordinaria voce di Pannofino, grassa, potente, vibrante, con la leggera pancia gonfia discriminatrice del suo segreto. Zemekins sa di percorrere strade già battute con il tema della dipendenza da alcol, e la parte più sofferente del film avviene quando svicola tra i clichè di genere (28 giorni è un po’ l’orrida summa di tutti questi). Tuttavia il freno a mano del ritmo viene tirato bruscamente dopo l’incidente, e il film respira, prende aria, e inizia a ragionare. Chi è responsabile?
Questione filosofica: è una brava persona, un uomo che fa un atterraggio spettacolare salvando un sacco di gente, ma che era imbottito di alcol mentre lo faceva?

Non c’è risposta, nè viene data. La questione per Zemenkis è un’altra, molto più profonda. LA COLPA. La propria colpa è difficile da guardare in faccia e da accettare. La libertà è dolorosa, non è un percorso semplice. E quando finalmente riusciamo ad accettare la colpa, accettiamo la punizione, accettiamo la libertà, anche se a un prezzo spaventoso.

Gran bel film, sapiente uso di Zemenkis di Denzel, che io amo ma che talvolta oscura un film con questa presenza e questo ego gigantesco, mentre Zemenkis ha saputo gestire bene questo gigante dalle spalle larghe. Per il resto film veramente profondo dal punto di vista etico- morale. Applicabile sia alla sfera privata di un uomo certo, ma anche all’ampio spettro politico e sociale.

Unico difetto : personaggio femminile abbastanza scialbo, peccato, perchè l’attrice aveva un qualcosa di decadente e spezzato molto interessante, e partiva bene. Invece gli altri comprimari favolosi, a partire dall’amico di Whip, che pur di salvare capra e cavoli gli procura la coca per risvegliarlo, alleandosi con il simpatico diavolo di John Goodman che ho amato, che si avvicina con passo leggero sulla canzone dei Rolling Stones. Amore puro.

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