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Recensione su L'amore e il sangue

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12 giugno 2015

L’amore e il sangue

Flesh+Blood è un film diretto da Paul Verhoeven.
L’amore e il sangue è uno dei migliori prodotti realizzati dal nostro e chi segue il verbo di Paul Verhoeven sa quanto la sua filmografia sia ricca di roba sopraffina. Filmografia caratterizzata dal tema costante della commistione di sessualità e violenza e, di conseguenza, Fresh+Blood non è da meno.. anzi. Ambientato nell’Europa Occidentale del 1500, l’opera è a tratti blasfema, cruda come poche altre, truce, di una violenza inaudita, L’opera è cattiva, pesante, potente non c’è solo il sangue, non c’è solo il dolore, c’è l’amore e c’è la violenza intesa come stupro e c’è pure la carne e i vestiti da bruciare perché ad una certa arriva Il Morbo ovvero la peste. Quindi ? In una parola ? Cazzofigata.

Praticamente c’è Rutger Hauer che fa la parte di un mercenario del 1500 chiamato Martin. Martin (nella foto con una bellissima aureola infuocata fatta con la ruota di un carro) e i suoi amichetti (una combriccola di pittoreschi individui composti da: un puttanone incinta; un prete Savoranoliano; una coppia di omosessuali; un bambino sadico e via dicendo) vengono assoldati dal nobile Arnolfini per riconquistare una sua città in preda al caos. Per spronare i mercenari Arnolfini promette loro la possibilità di saccheggiare le case della cittadella per la durata di 24 ore. Spronati, lui e i suoi amichetti riportano l’ordine.. cough cough raziando le case dei ricchi e stuprandone le figlie cough cough.

I patti non erano questi.
Se voi foste Arnolfini come avreste reagito ?
Immaginate di dire ai mercenari: “Ridatemi la cittadella e tutto il bottino è vostro”; però poi questi se ne infschiano ed iniziano a stuprare e ad uccidere come se non ci fosse un domani. Questo atteggiamento infastidisce, non trovate ? Succede che i mercenari, fra cui il gruppetto di Martin, prosciugano quasi tutte le ricchezze della cittadella e, di conseguenza, Arnolfini è costretto ad uccidere parte di essi come monito. Nonostante tutto Martin e la sua brigata si salvano ma pianificano di razziare parte del tesoro del nobile Arnolfini. Infatti, subito dopo la perdita del figlioletto Arcibiade, partorito morto dalla prostituta del gruppo, Martin viene investito da una follia Aguirriana. Convinto di essere guidato da Dio, Martin ruba parte del bottino del nobile e rapisce Agnes, promessa sposa di Steven, figlio di Arnolfini, riducendo quest’ultimo in fin di vita.
C’è da dire che Agnes non era contemplata nel piano, la vergine Agnes tenta di nascondersi ma ben presto viene scoperta e, in una scena di una crudezza e di una cattiveria insostenibile, viene stuprata da Martin che però se ne innamora.

Il film in poche parole cattura l’attenzione sia del cinefilo più incallito sia lo scemo che vuole vedere roba estrema per il semplice gusto di vedere qualcosa di estremo. E siamo tutti felici così, bravo Don, bravo Paul e bravo Roy Batty.

Il film è curatissimo, il regista e chi gli sta dietro hanno fatto un’opera sopraffina. Una ricostruzione storica minuziosa, un’opera che è vera dal punto di vista storico e umano, umano perché sono tutti cattivi. Cattivo è il nobile, il figlio del nobile, Martin e via dicendo. Forse il meno cattivo è proprio il capitano che aveva guidato i mercenari all’assalto al castello e che ferisce gravemente una suora (di cui finirà per innamorarsene). Forse la vera vittima nel film è proprio il capitano, costretto a dichiarare guerra ai suoi mercenari per ben due volte, passando così da anti-eroe a vittima (la seconda volta, il nobile lo minaccia di far rinchiudere la suora). Il film merita, merita tanto tanto, ha dei combattimenti di menare che da soli, seriamente, valgono tutto il minutaggio dell’opera. E poi va bè, c’è la violenza sana, il sangue, lo sperma e la religione e ci sono le musiche di Poleudoris!

Secondo me è da vedere assolutamente, non parliamo poi dell’attacco al castello-rifugio attraverso una costruzione simil-romana, un carro-armato ante litteram che viene usato dal figlio di Arnolfini per recuperare la futura sposa, una donna ambigua come poche. Forse giusto una sequenza è criticabile: il prinicpe viene legato a un albero con una catena di ferro un fulmine colpisce la catene e lui spezza le catene. Io sapevo che il ferro era un buon conduttore ma un’altra cosa che sapevo è che in un film tutto è possibile.

DonMax

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