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Recensione su Flavors of Youth

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Memoria, affetti e spaghetti di riso / 8 agosto 2018 in Flavors of Youth

L’anime originale Netflix Flavors of Youth nasce dalla collaborazione fra due studi di animazione asiatici: il cinese Haoliners Animation League e il giapponese CoMix Wave Films, che, in questi anni, ha prodotto e animato alcuni lavori di Shinkai Makoto (vedi, Il giardino delle parole, Agartha e Your Name), ha collaborato con Hosoda Mamoru (The Boy and the Beast) e ha prodotto cose un po’ più discutibili, come La scuola più pazza del mondo.
Il film è composto da tre cortometraggi uniti fra loro non solo da alcuni elementi narrativi, cioè il tema della crescita e, quindi, della memoria e quello dell’affetto, ma anche dalla sequenza finale (aspettate la conclusione dei titoli di coda).

Nel complesso, il lungometraggio si fa apprezzare per la ricchezza dei dettagli e per la vivacità cromatica e, dettaglio che non mi pare trascurabile, per la rappresentazione di un contesto sociale, urbano ed estetico, quello cinese, a cui il pubblico occidentale è meno avvezzo rispetto a quello giapponese.
Dal punto di vista narrativo, invece, le tre storie non si distinguono per originalità o complessità e, piuttosto, calcano su un certo sentimentalismo che, ormai, mi pare un po’ troppo abusato.
Fra i tre corti, credo di aver preferito il primo, perché mi è piaciuto il richiamo proustiano al valore evocativo del cibo che, qui, ben si sposa con gli intenti narrativi dell’intero progetto.
In questo senso, il secondo cortometraggio mi è sembrato quello più incerto e sbilanciato.

4 commenti

  1. inchiostro nero / 8 agosto 2018

    Anche la mia preferenza va al primo racconto, che racchiude la primigenia memoria, legata all’olfatto, al sapore di antiche cose. E’ anche quello più tipicamente orientale, dove i ricordi si mescolano agli aromi, creando un labile contrasto tra presente e passato. Pero, credo che l’episodio più debole non sia il secondo, bensì l’ultimo, che ricalca con troppa veemenza i classici topoi del genere.

    • Stefania / 9 agosto 2018

      @inchiostro-nero: il terzo, secondo me, è il peggiore dei tre episodi, però mi pare che rispetti gli assunti di base (crescita/memoria), a differenza del secondo che, invece, mi sembra sbarelli un po’ nei confronti degli intenti del progetto.
      Ho letto (https://bit.ly/2OWJjnE) che il terzo episodio è un omaggio a 5 centimetri al secondo di Shinkai , un autore che mi ha sempre sbalordito per la tecnica, ma che non mi ha mai convinto del tutto dal punto di vista narrativo. Guarda caso…

      • inchiostro nero / 9 agosto 2018

        @stefania: su Shinkai la penso esattamente come te. Per questo mi parvero (in merito ai suoi lavori ) un po’ prematuri ( e azzardati ) i paragoni con Miyazaki . Sunao Katabuchi, ad esempio, a livello narrativo, lo reputo migliore.

        • Stefania / 10 agosto 2018

          @inchiostro-nero: di suo ho visto solo In questo angolo di mondo, ma sono d’accordo: narrativamente, l’ho trovato molto interessante (e che pianto m’ha fatto fare!). Grazie per il promemoria: mi sono ricordata che medito da un po’ di recuperare qualche altro lavoro di Katabuchi 🙂

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