Recensione su First Man - Il primo uomo

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Mesto protagonista / 15 Febbraio 2019 in First Man - Il primo uomo

Non ho letto la biografia di Neil Armstrong da cui è tratto First Man, e non so dire quindi quanto l’immagine che il film ne dà, di un uomo che ha difficoltà a elaborare i propri lutti, corrisponda al vero. Da quello che ricordo Armstrong era un uomo riservato, sì, ma non appariva così spiritualmente debilitato. Sembra rilevante il confronto tra come Ryan Gosling pronuncia la frase storica «Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed», come se avesse dato tutto e fosse ormai spento, e come la pronuncia il vero Neil, con voce ferma, in cui si coglie un accenno di intima soddisfazione. Mettendo da parte il punto di vista storico, va detto che dal punto di vista dello spettacolo questo protagonista mesto e a tratti smarrito, inseguito dai propri fantasmi, non è precisamente gradevole, anche se se ne può apprezzare l’anti-retorica.
Il film vive comunque anche per le scene d’azione: quella molto apprezzabile dello X-15 (l’aereo razzo); quella del fallito attracco della Gemini 8, la migliore del film, la cui drammaticità è acuita dalla capsula claustrofobica; quella del guasto al simulatore del LM, forse non sfruttata a sufficienza; e quella infine dell’allunaggio, che si prende un po’ troppe libertà con la realtà dei fatti (nessun cratere cavernoso si è mai parato di fronte al LM, ma solo una zona piena di macigni; il sorvolo della superficie non è stato così rapido). Il vero allunaggio è stato anch’esso drammatico, ma in modo più sottile (i segnali di allarme e il combustibile agli sgoccioli ci sono stati veramente); forse si poteva trovare un modo di renderne partecipi gli spettatori, senza ricorrere all’ottovolante un po’ fasullo che ci viene invece mostrato.

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