Recensione su Fino a qui tutto bene

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Il mondo oltre la bolla / 16 Aprile 2016 in Fino a qui tutto bene

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Sei stelline e mezza)

Seconda prova alla regia per Roan Johnson che, però, nel complesso mi ha convinto un po’ meno rispetto al suo film d’esordio, I primi della lista.
Pur incedendo ancora nell’idealismo giovanile, infatti, questo film, seppur originale nella tecnica e nella conseguente proposizione delle tematiche principali (camera a mano, come se un nuovo coinquilino stesse osservando l’addio dei protagonisti non solo alla casa ma anche alla spensieratezza derivante dalla loro condizione di studenti; dialoghi partoriti apparentemente a braccio), sovrabbonda di stereotipi: paradossalmente, essi, benché intrinsecamente funzionali alla narrazione, rischiano di rendere “irreale” ogni situazione, in una visione della gioventù e dell’amicizia idealizzate dal ricordo e, forse, dai rimpianti.
Spiritosa ma significativa l’ultima sequenza: i cinque amici costretti su una barca alla deriva non sono solo specchio di una categoria (non tanto di una generazione, poiché ritengo che chiunque, in piccola o larga misura, si sia trovato almeno una volta in una situazione simile, alla fine del liceo, al termine degli studi universitari o davanti a nuove opportunità personali e/o lavorative)… una categoria, dicevo, di ragazzi allo sbaraglio, pienamente consapevoli che quella degli studenti è una condizione unica ed irripetibile, anche con le sue difficoltà (“Fino a qui, tutto bene”, per l’appunto), è un limbo pronto ad esaurirsi, è un paracadute ormai prossimo a strapparsi e sono già consci che il mondo oltre la bolla è davvero complicato da affrontare.

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