2017

Finché c'è prosecco c'è speranza

/ 20177.026 voti
Finché c'è prosecco c'è speranza
Finché c'è prosecco c'è speranza

Dall'omonimo romanzo di Fulvio Ervas. Veneto. Fra i vigneti che producono il rinomato prosecco locale, il neo-ispettore di polizia Stucky deve indagare su un caso alquanto intricato: il noto vignaiolo e conte Desiderio Ancillotto è stato trovato morto, apparentemente suicida. Stucky dovrà procedere facendo fronte alla propria goffaggine e a un passato ingombrante.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Finchè c'è prosecco c'è speranza
Attori principali: Giuseppe Battiston, Roberto Citran, Rade Serbedzija, Teco Celio, Liz Solari, Babak Karimi, Silvia D'Amico Bendico
Regia: Antonio Padovan
Produzione: Italia
Genere: Commedia, Thriller
Durata: 101 minuti

Uno spot molto godibile / 10 dicembre 2018 in Finché c'è prosecco c'è speranza

Effettivamente più che un film, sembra un lungo ed articolato spot pubblicitario sulle zone del prosecco :-)
Il che forse è vero, ma in ogni caso è un film che si lascia guardare. Battiston da il meglio di se, la fotografia di questi di questi paesaggi collinari è fantastica. La storia, seppur non originale e con qualche buco, resta... continua a leggere » credibile.
Film godibile per una serata non troppo impegnativa.

Storia poco originale, ma buon prodotto / 10 agosto 2018 in Finché c'è prosecco c'è speranza

Ero indeciso sul voto da dare.
Se considerassi il soggetto e la sceneggiatura sarebbe un 6 scarso: c'è obiettivamente poca originalità nella storia, un noir neanche troppo complicato nella sua evoluzione.
Di contro, se valutiamo gli interpreti (Battiston su tutti) e alcuni aspetti tecnici (fotografia, musiche e regia) possiamo alzare un po' il voto.
Se... continua a leggere » piace il genere sicuramente va visto; in Italia è difficile vedere produzioni di questo tipo, quindi complimenti.

Tratto dal romanzo di Fulvio Ervas / 29 giugno 2018 in Finché c'è prosecco c'è speranza

Inizio un po' misterioso, siamo nel Veneto terra di vigneti e un uomo, il conte Desiderio Ancillotto (Rade Serberdja) si suicida in un cimitero prendendo delle pillole . Ad indagare sulla sua morte arriva l'ispettore Stucchi-Stucky (Giuseppe Battiston) che ha un modo di fare placido con cui cerca di mettere a loro agio e far aprire la gente del posto.
Toni... continua a leggere » leggeri (non siamo dalle parti del Bar Lume ma quasi), bella atmosfera in cui si respira aria tranquilla, non grande ritmo ma i silenzi sono riempiti spesso da belle immagini delle colline venete. Il risultato è un buon giallo, leggero, quasi televisivo (ma con quello che circola ultimamente in tv, non è necessariamente un difetto). Qualche personaggio strambo, vedi "l'adddetto" al cimitero, altri più oscuri e ambigui; il dito sembra puntare deciso verso un colpevole ma poi ci si arena quasi come l'ispettore.
Nel cast da citare anche Liz Solari (sorella dell'ex calciatore Esteban e già vista in "Sei mai stata sula Luna?") nei panni della figlia del conte.

Battistoooon / 9 gennaio 2018 in Finché c'è prosecco c'è speranza

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In questo multisala ma fichetto, con un sacco di di sale e scale, c’era da scegliere e mi sono proprio detto: “Checce frega de Blade Runner noi c’avemo Battiston! BATTISTOOOON! ecc.” Per cui c’è Battiston che fa il commissario nel trevigiano, paesini tra Treviso e Venezia, e mentre svolge le indagini continua ad affettare salami e aprire... continua a leggere » bottiglie. Un vecchio conte produttore di prosecco muore suicida, una serie di omicidi contemporaneamente inizia, il commissario Stucky? Stucchi? Indaga, e capisce subito come tutto si avvoltoli intorno a un cementificio colla ciminiera col pennacchio e un’altra serie, questa volta di morti di cancro. A casa del commissario c’è uno zio iraniano, grilloparlantesco quando non parla di tappeti, che lo aiuta nel suo risolvere il lutto della perdita dei genitori, a casa del conte c’è la giuovane figlia del conte che non sa nemmeno da che parte sia girata, però dù colpi. Con questi dati la matassa si srotola in maniera piuttosto piana, nel senso che non ci sono veri cattivi e il Batti le azzecca quasi tutte quasi al primo colpo, compreso risalire alla gnocca a cui il conte aveva affidato pezzi di vendetta. C’è lo spottone per le colline del Veneto, Biveneto, Triveneto, o chiamiamola forte caratterizzazione territoriale, riprese dal basso, di lato e dall’alto coi droni, pure troppo, di notte, all’alba, profilo destro, sx, un bel sorriso, grazie le faremo sapere. Infatti a tratti pare una pub di vini. La stessa leggerezza e, come dire, aproblematicità, ecco, è però anche piacevole e, dire come, a pretenziosa, nel senso che tutto è comico ma non troppo, Batti è un personaggio timido ma non troppo, sfigghy ma non troppo, perché quando serve tira fuori i cabasisi e alla fine si capisce che si innamora (ma non troppo) e il superfluo viene lasciato fuori. Il film è stato fatto con quattro sghèi, e si vede nel cementificio fintamente aggiunto al panorama. Una nota per quell’attore con la faccia da impiegato statale che nei film italiani fa sempre il diretto superiore del protagonista, ed è sempre annoiato e fatalista e scaricabarile, da brava incarnazione di tutta la burocrazia nostra quale è. Però, ovviamente, nel finale qui non troppo, volemose bene e stappiamo. Posti splendidi eh, signora cara. Che sciabolare è da sfigati.
E poi c’è Battiston. BATTISTOOOON! ecc.

inserisci nuova citazione

Non ci sono citazioni.