Recensione su Figli

/ 20206.741 voti

Mattia Torre strikes again / 12 Maggio 2020 in Figli

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il pregio di Figli sta nella scrittura di Mattia Torre e, a cascata, nelle interpretazioni del cast, in perfetta sintonia con il realismo delle considerazioni/situazioni illustrate nella sceneggiatura.

Il film, tratto da un monologo teatrale di Torre, affronta temi ritriti e non propone niente di nuovo dal punto di vista dei contenuti, compreso un finale ovvio e rassicurante. Ma, dalla sua parte, ha la bravura dell’autore, prematuramente scomparso nel 2019, che, nel corso della sua attività artistica in teatro, tv e cinema, ha dimostrato di avere la rara capacità di mostrare gli aspetti scomodi e complicati della vita (personale, professionale) con un divertito e divertente approccio da finto super partes (qualcuno potrebbe chiamare questo atteggiamento “scorrettezza”) e una non comune ricchezza formale che, sempre, si risolve in suggestioni o giochi dal tono surreale capaci di coinvolgere attivamente lo spettatore (in questo caso, una delle soluzioni più riuscite è il pianto del neonato sostituito da una cupa sonata di Beethoven).

Figli, insomma, è “solo” l’amara conferma della bravura di Torre, ma scorre senza particolare colpo ferire e, nel complesso, fa (sor)ridere a denti stretti soprattutto grazie alla caratterizzazione dei personaggi.
Nel cast, oltre a Valerio Mastandrea (amico di Torre e già protagonista di vari lavori dell’autore, fra cui la serie tv Rai La linea verticale) e a Paola Cortellesi (vado a memoria: per caso, è la prima volta che i due lavorano insieme, dai tempi dei video per i Tiromancino? Possibile?), in piccoli o piccolissimi ruoli ci sono tanti altri attori che, in passato, avevano già lavorato con Torre (per esempio: Paolo Calabresi, Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Andrea Sartoretti, Carlo De Ruggieri, Luca Amorosino).
Il regista, Giuseppe Bonito, ha dimostrato di avere un profondo rispetto per la memoria del collega e amico scomparso, al punto da (quasi) non rivendicare neppure la regia del film, che, fin dai titoli, viene attribuito a Mattia Torre (“un film di”). Il suo è un lavoro ordinato ed efficace e, in fondo, non mi stupisce (in senso positivo) la sua asciuttezza, già apprezzata con il film Pulce non c’è (2012).

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