Recensione su Festen

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13 Luglio 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

I fratelli Christian, Michael e Helene si recano nel lussuoso hotel di campagna di proprietà del padre, per festeggiare i suoi 60 anni. Giungono molti invitati, ostentatamente appartenenti all’alta borghesia. Durante il pranzo, Christian chiede di pronunciare un discorso e davanti agli ospiti allibiti racconta degli abusi sessuali compiuti dal padre su di lui e sua sorella gemella, morta suicida. Nel clima surreale che segue, gli ospiti continuano la festa, come per non turbare l’ambiente, ma intimamente scossi. La madre prende la parola e racconta dei problemi che ha avuto Christian fin dall’infanzia. Quest’ultimo si alza e chiede di brindare all’assassino che ha ucciso sua sorella. Gli ospiti a questo punto vogliono andarsene, ma vengono trattenuti in qualche modo. Michael intanto cerca di allontanare il fratello. Ma quando Helene si trova a leggere davanti a tutti una lettera, lasciata dalla sorella morta, in cui i sospetti vengono confermati, la situazione cambia. Il padre se ne va e viene pestato dal figlio Michael, violento e incline all’ubriachezza. Il giorno dopo il padre si scusa davanti agli ospiti che intanto avevano continuato la festa, pur in un clima di assoluta freddezza, ed erano seduti insieme a fare colazione.
La forte critica al mondo borghese emerge in quest’opera decisamente surreale: gli ospiti pur assistendo a fatti di inaudita gravità reagiscono in modo pacato, preoccupati dal timore di recare disturbo al contesto solenne e insieme conviviale ricreato per la festa di famiglia. Christian, dopo esser sembrato all’inizio una persona pacata ed educata, viene credibilmente tacciato di mitomania, per poi tornare nella ragione: la sua è una lotta interiore per la difficile confessione, resa spettacolare dalle circostanze. Il film è il primo manifesto del Dogma, un movimento fondato da Vinterberg, Von Trier e altri registi danesi con regole che stravolgono la normale tecnica cinematografica: le riprese sono esclusivamente in presa diretta, con cinepresa a spalla che gira frenetica attorno ai personaggi, inquadrandoli talvolta dalle posizioni più impensate (dentro un camino, sotto una panchina). Non c’è scenografia, nè trucco, nè colonna sonora. L’effetto è suggestivo e certe inquadrature a distanza sono ammirevoli. Il film è sicuramente forte, carico di una tensione che sembra possa esplodere da un momento all’altro.

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