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Recensione su Faust

/ 20117.1110 voti

Supremo / 8 dicembre 2011 in Faust

Non ricordo molti altri casi in cui il “diabolico”, il maligno, la grettezza dell’umano, la sua bassezza, la meschinità, la miseria dell’essere siano state messe in scena con un’espressività così piena e totale. L’uso dei corpi che i personaggi adottano, tra loro, negli spazi angusti, ingombri, le deformazioni dovute alle lenti e ai piani di ripresa al limite dell’anamorfosi, il linguaggio ovviamente, la gestione dei dialoghi [gli attori sono supremi, e i contenuti (faustiani, certo, ma nient’affatto scontati e tantomeno già noti) interessantissimi], i colori, i costumi, la fotografia… insomma, tutto. Incondizionatamente grandioso.
Una “chicca assoluta” (ma non è che una delle molte): la scena in cui Margarete si reca in casa di Faust, l’irruzione della luce, il primissimo piano di un volto che non è più né uomo né donna, e non so quanti secondi accompagnati “solo” da un respiro: pura genialità di cineasta!

P.s.
Avevo una strana sensazione di richiamo herzoghiano (Kaspar Hauser e Nosferatu), ma non osavo dargli corpo o forza, anche perché per questo film sono stati scomodati tutti i richiami possibili, ergo asteniamoci o, come al solito, tutto diventa il contrario di tutto, e soprattutto un bel insignificante nulla, poi qualcuno mi suggerisce un Faust di Murnau (1926) che non ricordo proprio… Ah, allora, forse ecco la radice comune di quel sapore di “male romantico” (cinematograficamente parlando)…

2 commenti

  1. paolodelventosoest / 15 novembre 2012

    Come sei brava a recensire, wigelinda!

  2. wigelinda / 15 novembre 2012

    E ma come sei gentile! 😀
    E’ il film che è profondamente ispirativo. Se non lo hai ancora visto non te lo perdere!

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