Recensione su Faust

/ 20117.1110 voti

19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Vincitore di qualcosa anche se non ricordo cosa e mi frega una sega (butterei lì Venezia), ho portato Amica P e il suo nongiovane fiancé a vedere questa quarta parte della tetralogia di Sokurov sul potere. Ricordo distintamente di aver visto solo Moloch, che era il primo, su Hitler e Eva Braun nel loro cottage rifugio sulle montagne tedesche (butterei lì Sassonia) e di esserci rimasto ammammalucchito. Per dire, sapevo benissimo che non era un film per tutti, non sapevo quanto amica P e compagno potessero resistere. Sono andati bene ma non benissimo, cedendo un po’ nella parte centrale. Perché si tratta di un film enorme e visionario e magnifico, ma semplicemente fuori dai canoni di tutto ciò che si è ormai portati a vedere. Rilettura libera del Faust di Goethe, ambientato in una cittadina di uno sporco ‘800 su cui la visuale plana dalle altezze siderali nel folgorante inizio (addirittura?), l’inquadratura si restringe su questo nucleo di case fino a entrare nel laboratorio dove il dottor Faust sta sezionando un cadavere. Ma si dichiara impotente a trovarne l’anima. Alla ricerca di risposte, a quasi tutto, dai bisogni più intellettuali a quelli più materiali, alla sua sete di sapere, di godere, di mangiare, bere e dormire, finirà per stringere un patto, e per accompagnarsi, con il ciccione usuraio della piazza, un orribile Mefistofele dal corpo mostruoso sotto il panciotto, con ali e coda tagliate, che orina in chiesa e bacia le statue della Madonna e propone contratti. L’umanità, incarnata da Faust, si accalca e scalpita, trascorrendo una vita nella disperazione e nella ricerca di bisogni che si perpetuano all’infinito. Il senso angoscioso di tutto ciò viene reso gli spazi stretti dove i corpi di più personaggi si trovano costretti a sovrapporsi e attorcigliarsi, come se non ci fosse modo di fare altrimenti, dando alla ricerca del protagonista un senso insieme di disgusto e di massimo sforzo.
Nessuna delle voci che tentano di ricondurre alla ragione Faust viene ascoltata, in un’inesauribile spinta a volere sempre di più. Avrà la donna angelica che desidera, dopo averle ucciso il fratello, e scapperà con il diavolo verso montagne altissime. Ma ogni cima non è che una tappa, con il traguardo finale che scappa come il sole all’orizzonte. Nel finale tra i ghiacci Faust lapida e seppellisce sotto il peso delle pietre il suo diabolico compagno di sventura e prosegue, da solo verso il niente e l’inarrivabile, mentre la cinepresa con un volo d’uccello riprende quota, con un movimento inverso a quello con cui all’inizio era scesa ad occuparsi delle miserie degli uomini delle terra.
Ma che ca**o ho scritto? Uuuuhhh. Insomma, se lo vedete tenete conto che non escludo che possiate dormire per 133 minuti (e dura 134). Io non l’ho patito per niente e ne son stato lieto ^^ I miei due compagni di cinema speravo fossero un poco più performanti.

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