Recensione su Father and Son

/ 20137.621 voti

11 maggio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Coppia con figlio, giovani e belli e ricchi, alfieri di una società che è più una giapponeseria di forme metropolitane e rettangolartificiali, no prato no verde, quadrati di vetracciaio. Si scopre che il figlio non è il loro figliofiglio, bensì c’è stato accidentale uno scambio di neonati in ospedale. Si conosce l’altra coppia, un elettricista povirazzo e guascone e stupi-buono e la moglie. Ora le due coppie devono decidere se riscambiarsi i pupi oppure no. Per arrivarci, si conoscono, escono insieme, si palleggiano i figli. Il protagonista, Ryota, alla ricerca di segni distintivi nei bambini in cui riconoscere il proprio sangue, è un archittetto yuppie vestito invariabilmente o tarro o fichetto, e impiega cocciuto l’intero film a capire che è l’amore frutto di relazioni germogliate e cresciute per anni, come i sei passati col suo figlio non figlio, Keita, a contare. Difatti c’è un momento in cui tutti lo prendono da parte e gli impartiscono lezioni di vita, tipo vivitela, fuck work, e cose così; a lui, abituato a comandare, lavorare e pagare quello che non può avere, e che non ha, e la storia narra proprio di questa ricostruzione, un dizionario, o delle categorie, sentimentali a cui affidarsi per affrontare ciò che gli sta succedendo. L’altro padre fa scassare, con curiose movenze a tratti giappo-benignesche. Queste musiche di piano in sottofondo invece sono ancora qui dall’epoca migliore di Kitano, ma forse hanno un po’ rotto le balle. I bambini condividono coi genitori il peso del processo di scelta, obbligati anche se non possono capire in toto quel che accade loro, e lo fanno con una loro incredibile spontaneità che travolge, genitori nella storia e spettatori fuori; soprattutto Keita, che è puccissimo e non si capisce come si possa volergli male.

1 commento

  1. fiomtarantino / 4 maggio 2016

    Che Keita fosse Puccissimo , l ho pensato anche io 😀

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