Recensione su Lontano dal paradiso

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17 Aprile 2013

All’interno di un ciclo di seminari intitolato “Prospettiva Queer”, mi è stata proposta la visione di “Far From Heaven” di Todd Hyanes, regista di cui, senza neanche farlo apposta, ho visto quasi tutto e che sempre mi è piaciuto. Anche in questo caso il giudizio non cambia ed è positivo, poichè il film è ricostruzione minuziosa delle atmosfere anni 50, sia dentro che fuori. La storia è un classico dramma familiare, con alcuni elementi di spicco che portano alla riflessione ed è inserita dentro una cornice d’altri tempi e con un uso del mezzo cinematografico estremamente vintage (fin dal font del titolo) . La mia idea, giusta o sbagliata, è che una struttura così classica possa essere voluta anche e sopratutto ai fini di un maggiore contrasto tra tematica moderna e attuale e contesto normalizzante e censorio. Discriminazione sessuale e razziale si intrecciano nella storia di un marito e di una moglie politically correct, ma stretti nel loro ruolo. Lei è Julianne Moore, ed è la vera e propria protagonista, linda, gentile, formale ma capace di amicizia sincera con il giardiniere nero, pomo della discordia e rovina degli equilibri già fragili di una famiglia da pubblicità.
Finale dolce-amaro il giusto, ben pensato e strutturato, è un film gradevole.

2 commenti

  1. Stefania / 17 Aprile 2013

    E’ uno smaccato (e riuscitissimo) omaggio ai drammoni à la Douglas Sirk, come Lo specchio della vita. Non a caso, ne ripropone anche i temi razziali.
    Si tratta, questa, di una pellicola eccellente dal punto di vista formale, rigorosa e credibile nelle ricostruzioni d’ambiente: devo ancora vedere la fiction di Haynes ispirata al romanzo Mildred Pierce ambientata in un periodo storico leggermente antecedente a questo, ma che presenta tematiche (es. emancipazione femminile) analoghe. Pare che Kate Winslet nei panni della protagonista sia particolarmente brava.
    Haynes, secondo me, è un validissimo regista, che possiede un senso speciale per le atmosfere.
    La grossa pecca che ho ravvisato nel film è la recitazione di Dennis Quaid, per il quale nutro comunque da sempre una certa simpatia: l’urgenza del suo istinto sessuale, pur lecita, viste le “costrizioni” a cui si era sottoposto per anni, è esagerata, anzi esasperata, insomma troppo didascalica e, a parer mio, sporca l’estetica altrimenti scintillante della pellicola.

  2. Alice* / 18 Aprile 2013

    Mildred Pierce è un gioiellino, e come dici tu, Kate è brava, anzi di più, è splendida. Il suo viso lo trovo particolarmente adatto alle atmosfere ricreate e la recitazione è, come al solito, impeccabile.
    Concordo con il resto 😉

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