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Lontano dal paradiso

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17 Aprile 2013 in Lontano dal paradiso

All’interno di un ciclo di seminari intitolato “Prospettiva Queer”, mi è stata proposta la visione di “Far From Heaven” di Todd Hyanes, regista di cui, senza neanche farlo apposta, ho visto quasi tutto e che sempre mi è piaciuto. Anche in questo caso il giudizio non cambia ed è positivo, poichè il film è ricostruzione minuziosa delle atmosfere anni 50, sia dentro che fuori. La storia è un classico dramma familiare, con alcuni elementi di spicco che portano alla riflessione ed è inserita dentro una cornice d’altri tempi e con un uso del mezzo cinematografico estremamente vintage (fin dal font del titolo) . La mia idea, giusta o sbagliata, è che una struttura così classica possa essere voluta anche e sopratutto ai fini di un maggiore contrasto tra tematica moderna e attuale e contesto normalizzante e censorio. Discriminazione sessuale e razziale si intrecciano nella storia di un marito e di una moglie politically correct, ma stretti nel loro ruolo. Lei è Julianne Moore, ed è la vera e propria protagonista, linda, gentile, formale ma capace di amicizia sincera con il giardiniere nero, pomo della discordia e rovina degli equilibri già fragili di una famiglia da pubblicità.
Finale dolce-amaro il giusto, ben pensato e strutturato, è un film gradevole.

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11 Novembre 2011 in Lontano dal paradiso

Dopo il glam rock di Velvet Goldmine, Haynes approda al mélo in stile Sirk con ottimi risultati.
La confezione del film è impeccabile, e non parlo solo della perfetta ricostruzione di abiti, scenografie e commento musicale: mi riferisco soprattutto all’atmosfera generale di dramma latente legato ad alcune tematiche sociali tipica del filone drammatico-sentimentale di una certa cinematografia anni Cinquanta.
Detto tra noi, non vedo l’ora di avere davanti agli occhi il nuovo lavoro “in stile” di Haynes, il serial Mildred Pierce interpretato da Kate Winslet: spero che il suo tocco rétro sia rimasto inalterato.

Così come mi è parso di cogliere nella bella serie televisiva americana Mad Men, simile nell’ambientazione ed in alcune tematiche, credo che uno dei pregi indiscutibili di questa pellicola risieda nella sua capacità di mostrare senza affettazione o inutili didascalie le differenze tra l’epoca in cui è ambientato il racconto e la nostra: in breve, ciò che accade nella pellicola, per quanto particolarmente distante da noi dal punto di vista temporale e benché risulti anomalo ai nostri occhi, diventa in pochi minuti la norma, le convenzioni sociali di un tempo ritornano attuali giusto il tempo del film, ben si comprende il disagio dei protagonisti, si soffre della loro stessa claustrofobia domestica, si vorrebbe trasportarli tutti nella nostra contemporaneità, nella speranza (in realtà, vana) di liberarli dai lacci ipocriti nei quali sono imbrigliati.

La Moore è perfettamente a suo agio nel ruolo della casalinga impeccabile, tutta liste della spesa e docili “Oh, Frank!”, che si ritrova catapultata in un piccolo incubo domestico. E’ curioso che un ruolo simile le sia capitato anche in The Hours.
Quaid ha uno sguardo sordido un po’ troppo carico che lo rende abbastanza antipatico, tié.

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Sirk forever / 11 Marzo 2011 in Lontano dal paradiso

E’ un piccolo miracolo di equilibrio e una gioia per gli occhi.
Non so se ricordate Julianne Moore (grande come non mai) perfetta moglie e madre degli anni cinquanta di un uomo d’affari, spesso assente, nel periodo infuocato delle rivendicazioni civili dei neri d’america. La scoperta dell’omosessualità del marito, lei, schiacciata dal perbenismo imperante e dal modello di donna perfetta, a lui subalterna, in una società pienamente e “felicemente” maschilista, ne segue tutte le decisioni, dalla improbabile cura al divorzio, lui egocentrico, per educazione e convenzione sociale, che le fa violenza psicologica e verbale solo perchè parla con un nero e quindi mina la sua rispettabilità sociale. E intorno una pletora di amici che fanno gruppo ferocemente per espungere il diverso, all’epoca in cui un bambino nero non poteva toccare l’acqua di una piscina.
Uno schiaffo in faccia alle donne e alla loro marginalità, dovuta molto alla mancata emancipazione psicologica e culturale, ma dovuta anche alla struttura di una società di cui sono minoranza, la minoranza più grande.
Dentro al film il discorso ampio delle discriminazioni, tutte a più letture.
Non si può non amarne la perfetta ricostruzione d’epoca, tutta plasmata sui film di Sirk, soprattutto nella fotografia, nella scelta dei colori, i rossi d’autunno, i gialli, il glicine del foulard di lei.
E’ un melodramma che cita a piene mani Sirk, soprattutto Secondo amore, con R. Hudson e J. Wyman, anche nel meccanismo dell’incontro fra la donna borghese e l’uomo desiderato, nel giardino di lei (un topos ripreso anche da Cunningham nel suo libro Carne e sangue).

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