Recensione su Fallen

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Twilight docet… / 28 settembre 2017 in Fallen

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La diciassettenne Lucinda “Luce” Price, arriva all’istituto Sword & Cross, una specie di riformatorio per ragazzi “difficili” e disturbati. Nel suo passato, un evento traumatico, la misteriosa morte del fidanzatino, perito in un incendio scoppiato per motivi misteriosi, e una serie di visioni inquietanti che la perseguitano da quando era bambina. L’inserimento nella nuova realtà non è facile, ma trova il tempo di trovare un’amica, Penny, di essere corteggiata dal ribelle Cam e di essere attratta, senza un preciso motivo, da Daniel, tenebroso ragazzo che inizialmente sembra volerla evitare. Cam e Daniel, come altri alunni della scuola, sono in realtà degli angeli caduti, rimasti neutrali nella guerra che si combatte in paradiso e per questo condannati a non potervi più tornare. Come condanna supplementare, per motivi non precisati, Daniel subisce anche il supplizio eterno di incontrare ogni diciassette anni la reincarnazione della donna amata e di vederla, invariabilmente, morire. Inutile dire che la più recente reincarnazione è Luce e che questa volta qualcosa andrà in modo diverso. La ragazza, infatti, non è stata battezzata e questo significa che se muore, non potrà più reincarnarsi, cosà di per se priva di logica, perché nella finzione narrativa gli angeli sono sulla Terra da prima che il battesimo fosse introdotto (e anche da prima della nascita del cristianesimo). Il successo commerciale della saga cine-letteraria per giovani adulti di “Twilight” ha creato una serie di epigoni che cercano di ricalcarne gli aspetti romantici, gotici e sovrannaturali. Il romanzo di Lauren Kate Fallen, primo di una lunga serie, è uno dei più derivativi, riproponendo in pratica tutti gli elementi della quadrilogia di Stephenie Meyer, a cominciare dal triangolo amoroso rappresentato dagli efebici Luce/Cam/Daniel con annesse alcune scene cardine (ad esempio, Daniel evita che Luce sia schiacciata da una statua nello stesso modo in cui Edward salva Bella dall’essere investita da un’auto in Twilight), e immergendoli in un’improbabile scuola correzionale che sembra Hogwarts, ma con molta meno CGI. L’unica differenza è aver sostituito vampiri e licantropi con angeli caduti. Nel film, già il prologo, e poi anche una bizzarra lezione di religione, descrive la situazione degli angeli che avevano scelto l’amore al dovere, perdendo così ogni ambizione di ambiguità e suspense intorno al fatto che le visioni di Luce potrebbero anche essere causate veramente dalla mente danneggiata della giovane. Da questo punto di vista il romanzo mantiene la questione sotto una coltre di mistero fin oltre i tre quarti della narrazione. Il problema è che tutte le pagine precedenti, dopo aver introdotto un’idea di interessante, si perdono tra sospiri e patimenti, incontri fortuiti e furtivi, parole non dette e baci non dati. A “vivacizzare” estemporaneamente la narrazione, la morte violenta di uno degli studenti non-angelici. Quando sembra che arrivi un po’ di azione e movimento, sia il romanzo sia il film si chiudono, lasciando molte domande in sospeso, rimandando il lettore al successivo libro dell’autrice, “Torment” (sic) e lo spettatore a un potenziale sequel da non dare così per scontato. Nota piacevole del film è la presenza della bionda Joely Richardson, figlia di Vanessa Redgrave, nei panni di Miss Sophia, personaggio ambiguo che nel finale del romanzo pronuncia, rivolta alla languida protagonista, la liberatoria (per il lettore) frase: “sei stata un’emicrania fatta persona!”.

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